Sleeping Beauties
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Sleeping Beauties di Stephen e Owen King, parla il traduttore

Giovanni Arduino ha tradotto, letto, riletto e “studiato” a lungo il romanzo scritto da padre e figlio

Cosa succederebbe nel mondo se tutte le donne si addormentassero? Ce lo racconta Sleeping Beauties, l'ultimo libro di Stephen King, scritto insieme al figlio Owen. Una miscela unica, il cui risultato è incredibilmente felice. Ne abbiamo parlato con Giovanni Arduino, storico traduttore di King. Anche perché il romanzo è un libro bello grosso, sul quale ci sarebbero non poche domande da fare a chi l’ha tradotto, letto, riletto e “studiato” a lungo.

Anzitutto, chi sono queste belle addormentate?

Sono le donne avvolte nei bozzoli che affrontano una nuova vita senza uomini, in una realtà parallela, e se la cavano alla grandissima. Il particolare che, se svegliate nel nostro mondo, siano estremamente aggressive è soltanto secondario (nonostante questo, ha già originato in Italia battute idiote dai soliti spiritosoni di turno, compreso almeno un recensore).

Non è la prima volta che King padre affronta il tema delle donne nei suoi romanzi. Anzi, alcuni tra i suoi personaggi più riusciti sono donne. Cosa c’è di diverso in questo libro rispetto ai precedenti?

Più che una differenza, la conferma di una costante. Stephen King è un maestro a creare personaggi (per sua stessa ammissione, è da loro che nascono sempre le sue storie, non da elaborate quanto inutili sinossi da scrittore di thrilleroni di serie C) ed è incredibilmente bravo a ritrarre il mondo femminile. Non dimentichiamoci che è stato cresciuto da donne tutte d’un pezzo, in primis la madre.

 La tua sensibilità di traduttore come ha colto e rielaborato le diverse voci (quella di Stephen e di Owen) presenti nella scrittura?

Come ho già detto in altre sedi, ho dovuto parare i fendenti micidiali di due autori invece di uno, rispondendo colpo su colpo. Al di là della battuta, le due voci si fondono piuttosto bene in originale e renderle in italiano è stato duro ma esaltante, occhi neri e labbra spaccate a parte. Avendo letto i lavori precedenti di Owen King, di suo spicca comunque l’autoironia più marcata rispetto a quella paterna. Non che stoni, sia chiaro. Anzi.

Qual è il ruolo degli uomini in questo romanzo?

In generale? Di sortire una ben magra figura, spesso più che meritata. «[Le donne] sono sane di mente mentre gli uomini sono pazzi», come sostiene il professor Jaime Howland in Sleeping Beauties.

Ma Dooling è una nuova Derry?

In parte sì. È uno dei tanti microcosmi che Stephen King ha ideato con gli anni: Derry, appunto, Castle Rock, Haven, Chester’s Mill, Jerusalem’s Lot e parecchi altri. L’ispirazione rimane sempre e comunque il New England, il Maine, ovunque siano situati, perché lì il concetto di «comunità» (aiuto reciproco, stretta alleanza tra concittadini, ma anche possibili faide) è ancora saldo.

C’è Aurora (la malattia contagiosa), ci sono le belle addormentate, e poi c’è Evie, la regina nera: lei ricorda Maleficent, bellissima e ambigua. Cosa c’è di diverso dalla favola?

Più che Malefica, Evie è Mab, la regina delle fate (e non solo), come fa intuire lei stessa citando il monologo di Mercuzio del Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Riguardo alle fiabe, debitamente rivisitate in una chiave che lasceremo scoprire al lettore, ne è intriso e permeato l’intero libro; non per niente, si fa riferimento persino a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (che è un romanzo per ragazzi più che una fiaba vera e propria, ma in questo contesto poco importa).

Il passo secondo te più bello è…

Tutti quelli con protagonisti il dottor Garth Flickinger, un esuberante chirurgo plastico perennemente sotto speed, i fratelli Griner, due manigoldi da strapazzo di rara imbecillità, Angel Fitzroy, una detenuta violenta dai seri problemi mentali (ma con la meritata redenzione dietro l’angolo) e Johnny Lee Kronsky, un laido ex investigatore privato un tempo al soldo delle società minerarie. Sono tipici personaggi da Stephen King, e di conseguenza riuscitissimi, e non sono certo i «buoni» della vicenda, ma proprio per questo li ho adorati nel corso della traduzione e li adoro tuttora (forse perché neppure io sono un «buono» in senso lato, nelle migliaia di lavori che faccio e nelle banalità della vita quotidiana).


Sleeping Beauties, di Stephen e Owen King, 

Sperling & Kupfer, 2017

652 p.



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