Edoardo Frittoli

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Lo vedeva da Novara. Lo ha sempre avuto negli occhi e nel cuore. Il Monte Rosa dominava il panorama oltre le risaie della bassa novarese. Sebastiano Vassalli - morto la notte fra il 26 e il 27 luglio a 73 anni, dopo una lunga malattia celebrerà la sua "grande montagna" in due dei suoi capolavori pluripremiati: La Chimera, vincitore del premio Strega nel 1990 e venti anni più tardi con il romanzo Le Due Chiese, del 2010.

Nel primo, il Monte Rosa è già presente sin dal titolo. La "Chimera" è proprio la montagna come la si osservava da Novara, visto dagli occhi di una piccola orfana adottata da una coppia di contadini della pianura tra Novara e Biandrate.
La montagna fa da quinta alle storie di popolani alle prese con le scorrerie di signorotti locali e lanzichenecchi, nell'età della Controriforma e della caccia alle streghe dell'Inquisizione, della quale alla fine la giovane protagonista Antonia, accusata di essersi accoppiata con il demonio, sarà vittima predestinata.

Ancor più dominante nel romanzo del 2010 Le Due Chiese, il Monte Rosa è il luogo dove si sviluppa l'epopea di una comunità di un piccolo paese cresciuto ai suoi piedi, trasformato dal succedersi degli eventi storici a partire dalla Grande Guerra, al fascismo, alla lotta partigiana. I toponimi che Vassalli sceglie sono di fantasia. Ma in realtà si possono riconoscere personaggi e luoghi reali dell'Alta Valsesia.
Il paese di Rocca di Sasso è Alagna, con la descrizione di personaggi tra cui il parroco, gli osti e gli albergatori che la popolarono lungo tutto il '900. La narrazione fantastica di questo heimat delle Alpi mischia sapientemente luoghi, nomi, soprannomi e persino echi del dialetto piemontese della Valsesia, da sempre e per sempre dominata dall'idolo immoto del "Macigno Bianco": alias il Monte Rosa.

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