Sandro Veronesi, "Viaggi e viaggetti"

Cinque anni di viaggi riassunti in un mosaico di brevi, intensi reportage. Una lunga traversata nella memoria a ritrovare i luoghi dove si sono depositati gli affetti: finché il tuo cuore non è contento.

Viaggi e viaggetti, particolare della copertina

Michele Lauro

-

Dei travel writers contemporanei Sandro Veronesi è un outsider che ben corrisponde alla tipologia del Viaggiatore meravigliato , introdotta dal professor Luca Clerici nell'omonimo libro del 1999 e poi sistematizzata nella monumentale antologia da poco completata per i Meridiani Mondadori, Scrittori italiani di viaggio . Orfani di un nuovo romanzo che attendiamo ormai dai tempi di XY - esclusa la brillante parentesi di Baci scagliati altrove -, approfittiamo allora della piena estate per cercare i topoi del romanziere fiorentino nei suoi Viaggi e viaggetti .

Un titolo sotto le righe, giocato con una certa autoironia e forse con affettuoso link ai Viaggi e altri viaggi di Antonio Tabucchi, maestro della narrativa errante. Un titolo pieno di righe, con accompagnamento iconografico raffinato e delicatamente vintage. Il tratto dell'illustratrice Amanda Paganini, debitore a Osvaldo Cavandoli e alla sua mitica Linea Lagostina, usa la linea come una metaforica rotta tra i "luoghi" di Veronesi. America e poi la Francia, l'Italia dalle Alpi alla Sardegna, Amsterdam e Mosca, Anversa e Lisbona, le Cicladi e ancora il Messico. Senz'altra bussola se non quella dell'occasione e del cuore intermittente. Un solo viaggio è totalmente inventato e narra di un sopralluogo nell'immaginaria valle del Trentino dov'era ambientato XY.

Letteratura di viaggio in purezza, scrive Veronesi nell'introduzione. Omogenea nello stile e nello spirito anche se raccoglie una miscellanea di brani nuovi e reportage già pubblicati per Traveller. A essere onesti, non sempre per lui la "stessa ragione del viaggio è viaggiare" (ma la citazione di Khorakhané è così irresistibilmente bella). Però lo scrittore ha sempre messo in valigia la libertà riservata al romanzo. Perché ogni viaggio è anzitutto uno stato d'animo, è la storia dalla sua preparazione e dei sentimenti in cui è rimasto impigliato, delle motivazioni che lo hanno spinto a partire e poi a tornare.

In viaggio "tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno". Veronesi interpreta a modo suo l'immortale verso di Borges. Viaggiare è piangere, spurgare il lutto. Svegliarsi di buonumore scadente e svoltare su anticamere di depressione. È dismettere l'abitudine sedentaria e affrontare sentieri, boschi e curve come il primo o l'ultimo uomo sulla Terra. Incontri solitudini nostalgie e pienezza di vita ma anche passeggini aeroporti bagagli autostrade camere inospitali seccatori e cibo seriale. Viaggiare è amore, la fortuna di vivere adesso: guardare le cose con gli occhi di chi ti sta accanto. Al diavolo la maledetta Isoradio.

Inaspettatamente, Viaggi e viaggetti è anche letteratura di servizio, ovvero dove Tripadvisor non può arrivare. In questo libro ci sono decine di indirizzi vivamente consigliati. Caffè, ristoranti, alberghi. E mica cinque stelle lusso... Alzi la mano chi immaginava che Anversa fosse una delle più belle città d'Europa, o Carloforte uno degli eden mondiali. E poi le chicche: un giorno nella Linguadoca francese la proprietaria di un relais spedisce lo scrittore su e giù per i vigneti fino al borgo medievale di Vezenobres, che si staglia come un'apparizione da risvegliato ("mi accorgo che non ho più pensieri").

Sandro Veronesi conosce la grande arte del disincanto. Gli stereotipi dell'entertainment turistico sono guardati con sospetto venato d'ironia e indulgenza per il turista che alberga in ognuno di noi. Come si fa a soffermarsi sul grande imbroglio delle civiltà andine proprio a Machu Picchu, balcone divino? O di fronte all'armonia perfetta di casa Wright, stigmatizzare la menzogna delle apparenze nel sogno americano? O ancora, immaginare la grande trovata marketing degli eremiti che per primi camminarono fino a Santiago de Compostela? Per demolire qualche pregiudizio, Veronesi racconta come una fiaba le origini di Venezia e Prato. Lettura consigliata ai ragazzi.

Alla fine, fra le pagine più suggestive ci sono quelle in cui lo scrittore gigioneggia in leggere divagazioni esistenziali-musical-letterarie. In California, carezzato dal vento di cui parlano gli Eagles mentre la stazione radio Sirius Disorder sembra pescare le playlist "direttamente dentro il nostro cuore", Veronesi cerca le tracce dei vecchi amici Ginsberg e Ferlinghetti abbandonandosi a uno "sport" molto italiano, il J-walking, neologismo con cui gli americani indicano il modo di andare a zonzo completamente indifferenti alla segnaletica e ai semafori. Il caffè Trieste di San Francisco è insieme approdo e catarsi: finalmente un posto dove il tempo si è fermato.

Sandro Veronesi
Viaggi e viaggetti
Bompiani
pp. 220, 17 euro

© Riproduzione Riservata

Commenti