‘L’ultimo sopravvissuto’, un’inedita testimonianza dell’Olocausto

La vera storia di Sam Pivnik, uno degli ultimi testimoni diretti della Shoa. Dalle rampe dei treni di Auschwitz, alla “marcia della morte”, fino ai bombardamenti degli Alleati

L'ultimo sopravvissuto

Auschwitz – Credits: ANSA / MIDA

Andrea Bressa

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Si tratta forse di una delle ultimissime testimonianze dirette degli orrori dell’Olocausto. L’ultimo sopravvissuto (Newton Compton) è il racconto di Sam Pivnik, ottantaseienne polacco che ha attraversato uno a uno i gironi dell’inferno di Auschwitz.

Nato nel 1926 a Bedzin, appartenente a una famiglia ebrea, Sam venne deportato nel 1943 con madre, padre e fratelli nel famigerato campo di sterminio. Quasi immediatamente i suoi cari finirono i loro giorni nelle camere a gas, mentre lui iniziò l’estenuante lotta alla sopravvivenza tra gli orrori del lager.

Nel libro prendono forma i ricordi dell’anziano testimone. Sam Pivnik, con la matricola 135913 tatuata sul braccio, venne assegnato al cosiddetto Rampkommando, l’unità di prigionieri che si occupava di posizionare le passerelle necessarie a far scendere il carico di nuovi arrivati dai treni. Questo incarico gli permise di accedere a cibo in più e a merce da scambiare, tutto grazie ai bagagli dei passeggeri. Passò anche un periodo ricoverato nell’infermeria del campo a causa del tifo, e riuscì a passare miracolosamente molte delle famose selezioni di Auschwitz.

Ripresosi dalla malattia, Sam venne assegnato ai lavori forzati nella miniera di carbone di Fürstengrube, sempre nel complesso di Auschwitz/Birkenau. Ma, all’avvicinarsi dell’Armata Rossa nel gennaio 1945, il campo venne evacuato, e iniziò la “marcia della morte” nel gelido inverno polacco. Pivnik fu infine imbarcato sulla nave tedesca Cap Arcona, puntualmente bombardata dalla RAF, dalla quale riuscì ancora una volta a scampare.

Alla fine della guerra si trasferì a Londra, dove vive ancora oggi e dove collabora con varie associazioni di sopravvissuti alla Shoa. Una domanda in particolare gli viene rivolta spesso: perché ha aspettato così tanto per restituire al mondo la sua testimonianza? La risposta è nel libro:

“La coscienza mi chiese di dimenticare, di costruirmi una nuova vita, di andare avanti […] E un altro fatto è che un giorno ho capito che dovevo raccontare questa storia […] La mia generazione non rimarrà ancora a lungo in vita e un giorno tutto quello che sarà rimasto di noi saranno le nostre parole stampate.”

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- L’ultimo sopravvissuto – Sam Pivnik (Newton Compton)

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