Libri

Salone del libro di Torino 2017: perché è stato un successo

Visitatori in aumento rispetto al 2016. La chiara risposta del pubblico del Lingotto: il Salone non si tocchi. Scoppierà la pace tra la feria piemontese e quella milanese?

Salone Internazionale del libro

Simona Santoni

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Salone del libro di Torino uno, Tempo di libri zero. Ha un vincitore netto il confronto a distanza tra le due rassegne letterarie, quella storica piemontese, alla sua trentesima edizione, e la neonata milanese, sorta tra polemiche e svoltasi dal 19 al 23 aprile scorso, che sembrava minare l'esistenza dell'altra.

I numeri parlano chiaro: 60.796 presenze a Milano in Fiera (più le 12.133 nel Fuori Fiera), contro i 140.746 al Lingotto di Torino e oltre 25mila al Salone Off (in tutto 165.746). Un mese dopo, sotto la Mole, dal 18 al 22 maggio, oltre il doppio di visitatori. E ora che i lettori hanno dato il loro verdetto, che si esca dallo "schema di competizione" tra i due Saloni, come aveva auspicato il ministro della Cultura Dario Franceschini nell'inaugurazione del Salone 2017. Ora non si parli più di sfide, vittorie o sconfitte: solo di libri e di occasioni per promuoverli.

 

La risposta orgogliosa degli aficionados di Torino
I dati sui visitatori del Salone del libro di Torino 2017 evidenziano un'altra sentenza: le presenze sono aumentate rispetto al 2016, circa 38mila visitatori in più. Ci sono state code agli ingressi e incontri partecipati (tra i più affollati quelli con Roberto Saviano, Luciana Littizzetto, Daniel Pennac, Alessandro Baricco e Luis Sepulveda).
Con gioia degli editori, grandi e piccoli, per le vendite negli stand. Spiccano i 12.000 volumi venduti all'Interno della Piazza dei Lettori da parte del Consorzio delle librerie indipendenti torinesi.

Insomma, il pubblico ha deciso: il Salone del libro di Torino continuerà ad esistere. I torinesi - e non solo - hanno dato la loro fiera risposta, con risultati anche superiori alle aspettative: il "loro" Salone del libro non sia messo in discussione (quasi 3 visitatori su 10 sono arrivati al Lingotto da fuori: Lombardia al 28%, Lazio all'11% e Liguria al 10%). E c'è già un annuncio importante: appuntamento alla prossima edizione, dal 10 al 14 maggio 2018.

La gioia degli organizzatori del Salone
I grandi numeri del Salone del libro e l'invito al 2018, snocciolati in conferenza stampa nella Sala Gialla del Lingotto, sono stati accolti con una standing ovation da parte del pubblico a cui, visibilmente commossi, hanno risposto con una ola il d
irettore artistico Nicola Lagioia, il presidente della Fondazione per il Libro Massimo Bray e il suo vice Mario Montalcini. 

"Torino si propone per gli anni a venire come uno dei più importanti laboratori di democrazia e convivenza civile in Europa", ha detto lo scrittore Lagioia. "Un laboratorio che ci auguriamo sia difeso a livello nazionale, lasciando al Salone la sua autonomia. Sono molto contento che all'inaugurazione ci fossero due ministri e il presidente del Senato. Ed è la prova che in Italia si possono fare cose che diventano un modello per gli altri Paesi. Appendino e Chiamparino hanno dimostrato che si può fare squadra anche se le idee politiche sono diverse, siamo tutti italiani".

"Aspettiamo a braccia aperte i grandi gruppi editoriali che non sono venuti, abbiamo bisogno della loro competenza". Nicola Lagioia

Dalla sindaca Chiara Appendino il ringraziamento "all'equipe che ha lavorato per organizzare il Salone, ma anche ai tanti torinesi che hanno creduto in questo evento che chiaramente farà sempre più parte integrante della città". 
"Il Salone senza Torino è impensabile ma anche Torino senza il Salone sarebbe più povera", sostiene Bray.  

L'appello di Lagioia ai grandi editori
Da Lagioia, premio Strega 2015 con il libro La ferocia, pubblicato da Einaudi, un appello ai grandi assenti (il gruppo Mondadori ha partecipato a Tempo di libri ma ha disertato il Salone; presente con una piccola rappresentanza solo Einaudi, che proprio a Torino fu fondata nel 1933). "Aspettiamo a braccia aperte i grandi gruppi editoriali che non sono venuti, abbiamo bisogno della loro competenza", ha detto lo scrittore pugliese. "Come autore Einaudi sono mortificato che sia stata costretta a una trattativa per ottenere un piccolo stand nella propria città. Amici di Mondadori, aiutateci a fare di questo Salone qualcosa di ancora più bello, ne beneficeremo tutti. Ritroviamoci e lavoriamo insieme".

Secondo Lagioia "questa spaccatura all'interno del mondo editoriale ha in realtà fatto male solo agli editori. Mondadori avrebbe solo beneficiato di uno stand Einaudi, che comunque aveva un punto vendita, ma nulla a che fare con uno stand. Bollati-Boringhieri ha avuto vita più facile nel gruppo Gems, che ha 'concesso' una presenza più forte qui a Torino".

Gli fa eco Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte: "Spero che il prossimo anno siano con noi gli editori che non sono venuti a Torino per contribuire a fare di questo evento sempre di più un grande appuntamento nazionale".

Milano e Torino possono coesistere
Ora ci sarà da sciogliere il grande dilemma: se il Salone ha già proclamato l'edizione 2018, che sarà di Tempo di libri, la nuova Fiera dell'editoria italiana targata Aie? Il 24 maggio presso la sede milanese dell'Associazione Italiana Editori, è in programma una riunione per il futuro dell'Aie, della presidenza di Federico Motta e - ça va sans dire - di Tempo di libri. 

1150161Che la strada da seguire sia quella indicata da Lagioia? "Non ci sono più ragioni perché ci siano due saloni come questi ravvicinati. Il Salone di Torino è un'occasione per tutti, da sfruttare".

Ben vengano più occasioni per parlare di libri e per promuoverli. I due saloni di Milano e di Torino possono coesistere, perché no? Però probabilmente con calendari meno prossime, formule non troppo sovrapponibili, nessun tentativo di cannibalismo reciproco. Il manifesto dell'edizione 2017 del Salone, disegnato da Gipi, può essere emblematico: un libro può far da ponte per superare muri e filo spinato.

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