The Richard Burton Diaries: autobiografia di un divo

Sono stati pubblicati dalla Yale University Press i diari che il grande attore ha tenuto dall'età di 14 anni fino al 1983. E si scoprono le sue frustrazioni, il sogno di diventare scrittore, il suo ménage con l'alcol...

Richard Burton

Richard Burton con Liz Taylor – Credits: Credits: Ansa

Marida Caterini.

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"La mia vodka la bevo di mattina, così l'odore ha modo di smorzarsi durante la giornata. A 'E' non piace che io puzzi di alcol quando mi si avvicina e mi abbraccia". La "E" sta per Elisabeth. A parlare, o meglio a scrivere, è Richard Burton ai tempi del suo secondo matrimonio con Elisabeth Taylor, letteralmente distrutto dal vizio di bere del grande attore che la diva ha cercato, inutilmente, di fargli abbandonare. Qualche pagina più avanti, si legge la sua idea di dieta quotidiana, quando aveva già lasciato la Taylor e credeva di aver riconquistato la serenità: "un whisky e soda prima di mezzogiorno, parecchi bicchieri di vino rosso a pranzo, due o tre brandy dopo il formaggio, e ancora un paio di whisky prima di andare a letto". Un regime che a lungo andare ha influito sulla sua salute in maniera determinante. Questi sono alcuni dei ricordi che si trovano nei volumi dal titolo The Richard Burtom Diaries, autore Richard Burton, a cura di Chris Williams, editrice la Yale University Press. La pubblicazione sta destando l'interesse sempre crescente dei lettori statunitensi e britannici, ma soprattutto la curiosità della critica che ha scoperto nell'attore una propensione per la scrittura e la narrazione.

La prima sorpresa è una vera e propria rivelazione: Richard Burton, considerato universalmente un attore di enorme spessore professionale, odiava invece recitare e nella vita avrebbe voluto fare lo scrittore. Tentava ogni giorno di trovare un antidoto alla tremenda pena di calarsi nei ruoli dei suoi personaggi per renderli vivi nella finzione scenica. Uno di questi antidoti era l'alcol. "Il mio lavoro mi annoia così profondamente che solo bere mi aiuta a sopportarlo" scrive nei suoi diari. Nei capitoli dedicati al suo secondo matrimonio con Liz, si dispera. Dice che vorrebbe smettere, che è talmente felice di averla risposata, di aver vinto la paura di ripetere quel passo importante per il timore di poter divorziare da lei ancora una volta. E lei, che dopo le seconde nozze viene indicata come ETB (Elisabeth Taylor Burton), un giorno, disperata, giunse a somministrargli dei medicinali che avrebbero dovuto avere il potere di farlo desistere dal vizio. Tutto inutile. L'alcol finiì per uccidere una delle love story più seguite a livello planetario, una relazione tra le più chiacchierate e tormentate di tutta la storia di Hollywood.

The Richard Burton Diaries abbracciano l'arco di tempo che va dai 14 anni dell'attore, nato nel 1925,  fino al 1983, l'anno prima della sua scomparsa a soli 58 anni. Hanno consentito di avere una visione completa, e finora poco conosciuta, della controversa personalità del divo che non ha tralasciato nessun particolare della sua vita e si è messo a nudo in tutti i suoi sentimenti. Uno degli argomenti più affascinanti dei diari è legato alle incredibili somme di denaro spese in regali per la Taylor. Non solo diamanti favolosi, gioielli introvabili e preziosi, ma anche yacht, aerei privati, acquistati senza pensarci due volte solo perché avrebbero contribuito a farsi perdonare dalla Taylor le sue sregolatezze nel bere.

Era dotato di un vero e insuperabile talento ma non ne ha mai avuto consapevolezza. Anzi lo ha svilito con le sue stesse dichiarazioni: "è dagli inizi degli anni '50 che mi dicono che sarei il più grande attore del mondo, se non mi fossi venduta l'anima al diavolo, se cioè non avessi dissipato il mio genio in alcol e donne. Ma sono loro a pensarla così". Si riferisce ai giornalisti che, incessantemente, come prima domanda durante le interviste, gli chiedevano perché si stesse svilendo professionalmente e umanamente.

Eppure ne aveva fatta di strada da quando, ragazzino poverissimo, penultimo dei tredici figli di un minatore, a 14 anni lavorava nei campi per somme irrisorie di denaro e a 27 era già entrato nella leggenda come attore. Alla negatività della sua propensione per l'alcol, univa però l'amore sviscerato per la letteratura. "Riesco a leggere anche tre libri al giorno" scrive. Ma fa capire di sentirsi un fallito. Uno che avrebbe voluto diventare scrittore e non vi è riuscito, "abbassandosi" a fare semplicemente l'attore. Forse, in nome di questa aspirazione mancata che si riflette chiaramente in tutti i capitoli dei suoi Diari, è arrivato, postumo, il riconoscimento: la pubblicazione degli stessi Diari da parte della prestigiosa Yale University Press. Ne sarebbe stato orgoglioso.

The Richard Burton Diaries
di Richard Burton
a cura di Chris Williams
editore Yale University Press
704 pagg., 39 dollari

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