Resistere non serve a niente di Walter Siti: 3 motivi per leggerlo

Un romanzo sull'Italia di oggi

Eugenio Spagnuolo

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Resistere non serve a niente di Walter Siti (Rizzoli, 14,45 euro) ha vinto il Premio Strega 2013. I librai si preparano a (ri)fargli posto sugli scaffali più in vista, molti ombrelloni lo aspettano. Ma a parte la rinnovata fama, dovuta al premio, ci sono almeno tre buoni motivi per leggerlo.

1) E' un libro che parla di noi, oggi. L'Italia nei libri di Siti c'è sempre stata, in un modo o nell'altro. Qui prende la forma di dialoghi rivelatori tra escort e finanzieri, mafiosi e intellettuali. Ma non aspettatevi giornalismo d'inchiesta. E' un romanzo, intreccio di passioni inconfessabili, psicologie e segreti. E come tale la cronaca non la sfiora neppure per sbaglio. Siti preferisce indagare la società con l'arma della letteratura.

2) E' un esempio perfetto di metanarrazione. L'autore a differenza di quanto aveva fatto in passato non si offre all'autobiografia ma si presenta come narratore onnisciente e di tanto in tanto si prende il proscenio per fare chiarezza ("Pronto? Qui parla l’autore…"), come Italo Svevo in La coscienza di Zeno, termine di paragone usato da molti critici per spiegare la complessa struttura di Resistere non serve a niente.

3) Resistere serve. A dispetto del titolo (preso a prestito da Graham Greene), Siti è in realtà convinto che "resistere serve", come ha ammesso in un'intervista. O meglio che più che resistere è utile capire. E Resistere non serve a niente, svelando tra le pieghe del romanzo il manifesto di un nuovo nichilismo (un manifesto politico, ndr), ci aiuta nella comprensione del tempo presente, senza imporcelo attraverso le intercettazioni. 

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