Renzo Stefanel, Franco Zanetti, 'Il Natale dei Beatles'

Cosa facevano John, George, Paul e Ringo durante le feste nei favolosi Sixties? Il Magical Mystery Tour di un libro su come eravamo un po' anche noi

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Il Natale dei Beatles, particolare della copertina – Credits: Illustrazione di Sergio Ponchione

Michele Lauro

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Babbo Natale è più vecchio dei Beatles, scherzano Renzo Stefanel e Franco Zanetti all'inizio di questa divertente outtake della storiografia beatlesiana. Fanno bene a ricordarlo perché agli occhi di più di una generazione i fantastici quattro che "sconvolsero il mondo" - proprio come papà Natale - ci sono sempre stati. Da cinquant'anni non si smette di ascoltarli, leggerli e parlarne, di scandagliarne le biografie alimentando il mito, di cercarne (invano) gli eredi. Fra le tante idee di cui possono vantare la primogenitura, del resto, c'è anche quella di trasformare se stessi - vivi e vegeti e nel pieno della carriera - in personaggi, caricature, maschere, fumetti. Come sulla copertina di Sgt. Pepper o nel film Yellow Submarine o, appunto, negli sconclusionati cabaret dei Beatles Christmas Show narrati in questo libro.

Il Natale dei Beatles è un'antologia di storie, leggendarie ma forse tutte vere. Dalla fine del 1958 al 1969, anno dello scioglimento della band, racconta aneddoti e canzoni, umori e premonizioni, bizzarrie e avventure dei quattro di Liverpool e del loro variegato carrozzone. Con un toccante prequel dedicato al Natale 1947 in casa Lennon, o meglio in casa della zia Mimi dove John crebbe circondato da strane figure. Il primo strumento della sua vita il futuro Beatle lo ricevette in regalo da uno studente affittuario, ma lo potè aprire solo il giorno di Natale: "La mia prima armonica. Fu uno dei grandi momenti della mia vita", avrebbe poi raccontato. Ringo invece dovette aspettare il 1956 per avere in regalo la sua prima batteria, un residuato degli anni '30 che il padre aveva comprato in svendita da un'orchestrina.

Il Natale 1958 ancora targato Quarrymen prelude ai Capodanni della gavetta amburghese, culminata il 21 dicembre 1960 con l'espulsione dalla Germania del minorenne George (tornato a Liverpool in treno dopo un viaggio di diciassette ore), mentre il Capodanno 1961 è segnato dall'incredibile "rifiuto" della Decca Records dopo che il novello manager Brian Epstein aveva richiamato a Liverpool il quartetto - ancora con Pete Best alla batteria - per sostenere la prima vera audizione discografica, stracarica di aspettative. Poi gli anni del boom, con il travolgente, epico racconto del clamoroso passaparola radiofonico che nel dicembre 1963 portò I Want To Hold Your Hand nelle case di tutti due settimane prima dell'uscita del disco.

Campi di fragola sotto la neve, così si chiama il capitolo dedicato al Natale 1966 che fotografa psichedelicamente il paradosso del successo: come smettere di essere un Beatle continuando a esserlo? Strawberry Fields, When I'm 64, Penny Lane, le tre pietre miliari registrate a cavallo fra il '66 e il '67 offrono il fianco ancora oggi a una miriade di interpretazioni, frutto di una creatività sognante e piena di inquietudini ("sono pazzo o sono un genio?" andava chiedendosi intanto John, vi lasciamo indovinare la risposta). È passato mezzo secolo ma i campi di fragole turbano ancora la nostra immaginazione. Non riesco a fare a meno di pensare che, mezzo secolo prima del Sergente Pepper, in Europa i sergenti venivano mandati al macello della prima guerra mondiale. Era preistoria, un altro mondo, invece quello dei Beatles è ancora - per tanti versi - il "nostro" mondo, lo spartiacque fra un prima e un dopo.

Per i curiosi e i collezionisti le appendici (anzi le Appendiciti - come sono chiamate in omaggio a Semolina Pilchard) dedicate alla discografia natalizia Beatles rappresentano una vera chicca, dissezionando il contenuto di tutti i flexi disc che il Fan Club regalò agli iscritti inglesi e americani fra il Natale del 1963 e il 1970. Una geniale trovata di marketing cui i quattro avevano aderito inizialmente forse per scherzo, e che avrebbero continuato fino alla fine a interpretare in maniera scanzonata e goliardica. Per la gioia dei fan ma anche dei cultori dell'arte post dadaista, che giusto qualche anno prima avevano ricevuto in dono da Piero Manzoni la più provocatoria delle riflessioni sull'autoreferenzialità dell'arte, i progetti Merda d'artista e Fiato d'artista.

A proposito di arte concettuale, John Lennon era prossimo all'incontro che gli avrebbe cambiato la vita. Il Natale del 1969 fu caratterizzato dai celebri happening di John e Yoko a sostegno della campagna di sensibilizzazione antimilitarista, poi sfociata nel testo portante di Happy Xmas (War is over!). Pubblicata negli USA nel dicembre 1971 con la produzione di Phil Spector, è diventata il classico jingle natalizio "contemporaneo", e uno dei brani più coverizzati di sempre.

Renzo Stefanel, Franco Zanetti
Il Natale dei Beatles
Giunti
144 pp., 12,90 euro

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