'Racconti gastronomici' a cura di Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Una golosa antologia ricca di accostamenti letterari al cibo, tra il mesto panettone bellico di Dino Buzzati e un party di Katherine Mansfield

Roberto Barbolini

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Viviamo nell’era di Masterchef. Oggi i giovani sognano un futuro da grande cuoco come i loro fratelli maggiori si sognavano rockstar e i loro nonni aviatori. Perciò Laura Grandi e Stefano Tettamanti hanno fatto benissimo ad allestire questa golosa antologia di Racconti gastronomici basati sulla solida convinzione che "attraverso la descrizione di un piatto di uova con la pancetta, un biscotto inzuppato nel tè o un Martini cocktail agitato e non mescolato, uno scrittore è in grado di dirci tutto dei suoi protagonisti e molto di sé". Proprio per la ricchezza e la varietà degli accostamenti letterari al cibo, la raccolta è stata suddivisa in sezioni non troppo rigide e variabili a piacere. A fare da antipasto, una vanvera di Aldo Buzzi: "Lo scrittore che non parla mai di mangiare, di appetito, di fame, di cibo, di cuochi, di pranzi, mi ispira diffidenza" confessa l’autore dell’Uovo alla Kok. Difficile non essere d’accordo con lui, anche se a volte certe ricette da cucina futurista possono rivelarsi indigeste. Altre sono invece truculente, basti pensare alle povere aragoste del Maine bollite vive, sulle quali David Foster Wallace s’esercita in sgomentevoli osservazioni filosofiche; altre ancora si rivelano addirittura omicide, come il cosciotto d’agnello in un sulfureo racconto di Roald Dahl.

Il bello delle antologie è che si possono leggere a zigzag, piluccando qua e là fra un "doppio banchetto" allestito da Michel Tournier e un party di Katherine Mansfield, inseguendo galline da Boccaccio a Clarice Lispector o inzuppando il mesto panettone bellico di Dino Buzzati negli intingoli del "ghiottone errante" Paolo Monelli. Il rimpianto per qualche assenza è inevitabile, ma non rovina il banchetto letterario di questo libro. Gustoso, certamente. Ma aperto anche ai quesiti filosofici. Come quello posto da Achille Campanile: Isaac Newton avrebbe mai scoperto la legge della gravitazione universale se, invece che sotto un albero di mele, si fosse trovato sotto un albero di cocco? Ai postumi (di questa grande abbuffata) l’ardua sentenza.

Racconti gastronomici a cura di Laura Grandi e Stefano Tettamanti
(Einaudi, 364 pagine, 20 euro)

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