Purché se ne parli: dietro le quinte del cinema italiano, attraverso le invenziondi di Enrico Lucherini

Il press agent racconta in un libro i falsi scoop e i gossip da lui creati ad arte per promuovere film e fiction di cui erano protagonisti i divi di Hollywood e i grandi attori italiani

Lucherini con Cucinotta

Enrico Lucherini con M.G. Cucinotta – Credits: Uff Stampa Zetema

Marida Caterini.

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Era il 1960 e un giovanissimo ma sconosciuto Jean Paul Belmondo si affacciava sulla scena cinematografica italiana. Qualche anno dopo Sophia Loren arrivava in Italia preceduta dalla fama conquistata negli USA ma alla ricerca della consacrazione definitiva come diva anche nel nostro paese. I film di cui le due star erano protagonisti, Fino all'ultimo respiro e La Ciociara, avevano bisogno, prima di approdare sul grande schermo, di una spinta propulsiva per stimolare la curiosità del pubblico e assicurare il successo al botteghino. Era necessaria cioè una 'lucherinata'. Con questo termine son passate alla storia del grande schermo le invenzioni, i trucchi, i gossip, spesso spettacolari del press agent Enrico Lucherini che coinvolgevano uno o più degli attori di un film. Son trascorsi più di cinque decenni e la gran mole di pellicole giunte al successo grazie alle 'lucherinate' è raccolta nel volume Purché se ne parli: dietro le quinte di cinquant'anni di cinema italiano , autore Enrico Lucherini, Palombi editori.

Il libro ha la prefazione di Giuseppe Tornatore. Il regista rappresenta Lucherini come un'entità immortale che ha attraversato tutte le epoche della cinematografia fin dai primi esperimenti dei fratelli Lumière. Tornatore in una sorta di visione onirica inquadra e giustifica tutti gli eventi storici avvenuti nel Novecento come progressive lucherinate per pubblicizzare film e personaggi. Un esempio?  La seconda guerra mondiale, dice Tornatore, fu tutta una lucherinata. La provocò il press agent per lanciare il neorealismo, nuovo stile cinematografico che gli addetti ai lavori temevano non potesse affermarsi molto facilmente. E non v'è dubbio che fu un'altra lucherinata il boom economico che, invece, non c'era mai stato. Lucherini fece credere agli italiani di essere in procinto di diventare una superpotenza solo per lanciare La dolce vita. Insomma, nella prefazione di Tornatore, Lucherini attraversa il cinema internazionale come il Duca D'Auge, il personaggio de I fiori blu di Raymond Queineau, attraversa tutte le epoche storiche, dal 1264 in poi. Alla fine Tornatore lascia il lettore con un dubbio: e se lo stesso Lucherini non fosse altro che una 'lucherinata'?

Ma non c'è solo il libro a raccontare il mezzo secolo del cinema italiano con le confessioni di tutte le 'lucherinate'. Dal 13 ottobre fino al 6 gennaio del 2013 al museo dell'Ara Pacis di Roma è visitabile la mostra che mutua il nome dal titolo del volume: Enrico Lucherini, purché se ne parli . In esposizione tutti i manifesti e le locandine originali degli innumerevoli film portati al successo grazie a un mestiere allora sconosciuto in Italia. Lo stesso Lucherini infatti svela: fu Sophia Loren a insegnarmi la professionalità di questo lavoro che stavo inventando in Italia. Imparavo, tramite i suoi racconti, i segreti dei grandi publicist hollywoodiani che, tra l'altro, individuavano tra le foto di scena quella che sarebbe potuta diventare il simbolo del film.

Geniale ma terribile l'invenzione per far decollare il film Sodoma e Gomorra con Rossana Podestà e Amouk Aimeé. Svela Lucherini: "io e il mio socio Matteo Spinola, in sintonia con il produttore, uscivamo di notte armati di pennelli e scrivevamo frasi propagandistiche contro la pellicola del tipo, 'via Sodoma e Gomorra, Roma è la città del Vaticano'. E inviammo lettere anonime ai giornalisti invocando subito la chiusura dei cinema dove il film veniva proiettato. Sollevammo naturalmente un gran clamore e mentre la stampa si interrogava sull'identità misteriosa che inviava quelle missive, il film decollò".

Per Pier Paolo Pasolini, però, Lucherini non volle inventare nulla. Motivo? "Provavo troppa stima e troppo rispetto per il poeta che avevo conosciuto come sceneggiatore. Il film, che avrei dovuto promuovere, era Accattone, acclamato dalla critica che aprì nuovi scenari al cinema italiano. Lasciai che andasse per la sua strada". Ma Lucherini svela la formidabile cotta che si prese Maria Callas per Pasolini durante le riprese di Medea.  "Era con lui che la grande artista si confidava".

Infine: il lettore potrà scoprire i trucchi e le lucherinate che hanno fatto il successo di film come Opera di Dario Argento, L'ultimo imperatore di Bertolucci, Compagni di scuola di Verdone, Basic Instinct. A questo proposito il press agent svela: "per il lancio del film ebbi in esclusiva dagli americani le foto della sforbiciata di gambe di Sharon Stone e le detti, sempre in esclusiva, al settimanale Panorama. Il clamore mediatico fu formidabile e il film ebbe un enorme successo anche in Italia".

Purché se ne parli, dietro le quinte di 50 anni di cinema italiano
di Enrico Lucherini
Palombi Editori
259 pagine, 29 euro

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