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'Pornokiller' di Marco Cubeddu. La recensione

Narrazione amorosa e valenza pornografica indiscutibili

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Valeria Merlini

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Se non sapessi che Marco Cubeddu è Marco Cubeddu allora sarei meno tesa (si mormora di un pessimo carattere). E dico intanto che il suo libro io all’inizio ho fatto un po’ fatica a digerirlo. Non tanto per la storia, ma per un linguaggio che alle volte mi faceva rallentare e capitombolare. Ma credo si trattasse solo di entrare in sintonia con Carlo.
Cosa non facile. Soprattutto se pensi di avere a che fare con il Lupo Cattivo.

Vorrei dire di Pornokiller (Mondadori) qualcosa che temo svelerebbe troppo. E che ha fatto sì che alla fine, all’ultima pagina, in quell’ultima riga, avvenisse la svolta.
Cubeddu ha fatto centro. Con un cut cinematografico per giunta.

Pornokiller è il titolo di un film mai terminato di un regista borderline da strapazzo, il Carlo che vi ho citato prima. Un omone che è un bisonte, grosso, lento, con una Davidoff fumata di seguito all’altra. Non sempre nel pieno delle sue facoltà mentali (la coca è spesso un’alleata più che una nemica), proviene dalla classica famiglia bene (più che bene) torinese, con avi prestigiosi nell’albero genealogico (Dracula in persona). Del suo sostentamento (finanziario) sI occupa il fratello Gabriele, uomo dai principi saldi in corsa per diventare sindaco di Torino.

E qui mi fermerei solo per notare una sequela di incongruenze: coca, Dracula, saldi principi. Che già da soli riservano scenari inimmaginabili.
Dopo una fulminante carriera nella Porn Valley, dove la sua starlette personale era una Sasha Grey alle prime armi (ma non ai primi pompini), Carlo sbaglia tutto.
Sbaglia a rientrare in madrepatria.
Sbaglia nella scelta delle pellicole.
Sbaglia datore di lavoro.

Perché Carlo è un uomo a cui le cose più normali del mondo non si addicono. Eccolo quindi sgretolarsi di fronte a Brunilde, e io con lui. Perché se all’inizio Carlo non lo sopporti, poi lo vorresti al tuo fianco per suggerirgli quale strada prendere. Per dirigerlo nell’andare a destra o a sinistra, l’importante dalla parte opposta del fratello. Dal lato opposto alla vita di quel Vittorio che chiama “miglior nemico”. E siamo dalla sua parte quando si fa giustizia in un mondo in cui la giustizia stessa sa di ossa rotte. Quelle della sua gamba. Quando la vita ti lascia l’amaro in bocca, ecco perché serve addolcirla con un Pocket Coffee. Ecco perché occorre viverla attraverso un bicchiere di whiskey. Ecco perché il ruvido del tappeto occorre a trattenere le paure e gli incubi notturni.
Carlo ha bisogno di normalità perché è un uomo fragile e per farlo deve dare un ordine al suo mondo. Anche quando si tratta di sporcarsi le mani.

Allora, mentre Lou Reed e i suoi Velvet Underground stanno in sottofondo, mentre il profumo del sapone di mandorla in quel bagno la cui vasca è una bara si propaga per i saloni di villa Ballauri, ecco che Cubeddu mette in scena i vizi dell’italianità in cui un Giorgio Mastrota fa da comparsa trash per essere additato come capro espiatorio.

Tutto funziona, maledettamente bene. Funziona perché Cubeddu miscela sapientemente la negatività e la crudeltà con il nostro contemporaneo senza pretese di accettazione. Il Lupo Cattivo può quindi essere in realtà Cappuccetto Rosso e noi finiamo comunque per essere attanagliati da questa narrazione che ha del potere meraviglioso: quello di far accettare la fragilità che ci accomuna tutti.
Arrivati all’ultima pagina di Pornokiller non potrete far altro che aprire la prima di Con una bomba a mano sul cuore.

Pornokiller
di Marco Cubeddu
Mondadori, 2015
(204 pagine)
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