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Pierre Lemaitre, 'L’abito da sposo'. Attenzione: correte il rischio di leggere il miglior thriller dell’anno!

Dopo il fortunato esordio in Italia con Alex, la nuova stella del noir francese Pierre Lemaitre torna con un thriller spietato sulla follia in omaggio a Hitchcock

Pierre Lemaitre, L'abito da sposo (particolare della cover) - Credits: Fazi

Questo libro arriva praticamente alla fine dell’anno, quando sembrava che i giochi fossero ormai fatti. Libri letti, tanti, un certo gusto ormai affinato, preferenze forse già accordate, ma ecco che il bravo ufficio stampa della casa editrice Fazi arriva con la sua proposta. Il nome dell’autore accende immediatamente nella mia memoria il romanzo precedente, Alex . E le sensazioni che mi aveva suscitato. Alex è stato il romanzo pubblicamente amato da scrittori come Ammaniti e De Cataldo e affiancato dalla critica ai capolavori di Ellroy e Bret Easton Ellis . Il che dice se non tutto, molto.

D’accordo, leggo questo nuovo romanzo di Pierre Lemaitre .

L’abito da sposo è inquietante sin dal titolo. Perché un oggetto squisitamente femminile tradotto al maschile? E la copertina? Quello sguardo agghiacciato, la bocca spalancata a cacciare un urlo sordo. Il volto della donna in argento su sfondo scuro. Bellissima.

La storia inizia, e quasi mi scordo subito che mi trovo in una sezione che si chiama Sophie. Me ne dimentico, perché quello che sto leggendo è talmente allucinante, disordinato e confuso che non ricordo più che mi sto dedicando alla lettura del capitolo che porta il nome della protagonista. Assolutamente no. Perché tutte le azioni di Sophie sono frenetiche e tutto diventa una corsa contro il tempo. La sensazione è di correre insieme a lei, di scappare. Pazza, viene da pensare. Malata. Lo farò per tante pagine. Senza capire come certe azioni possano avvenire senza che lei se ne ricordi. E ancora non riesco a fermarmi nella lettura perché tutto è veloce e atroce insieme.

Fino a quando arrivo all’ultima riga di pag. 135 e respiro. Ma non posso mollare il colpo. Giro quindi pagina. Altro titolo: Frantz. E allora intuisco. Non capisco ancora bene, ma qualcosa intuisco. Anche in questa seconda parte tutto avviene senza sosta. E l’angoscia aumenta.

Non posso dire altro: rovinerei la suspense e la sorpresa insieme, svelerei troppo quando questo libro va letto senza nessuna anticipazione. Davvero l’abilità di Pierre Lemaitre è eccezionale. Tanto da farmi dire che forse L’abito da sposo è uno dei migliori libri che ho letto quest’anno.  

L’abito da sposo è un thriller spietato sulla follia in omaggio a Hitchcock e ispirato al saggio Il tentativo di fare impazzire l’altro di Harold Searles , pioniere nell’analisi della schizofrenia.
Fermatevi qui. Non andate oltre nella lettura di questo articolo. Scoprirete troppo.

Il libro.
Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Léo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica al bambino e nient’altro. Il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio.
Una sera la mamma di Léo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo, la terribile scoperta: nella notte Léo è stato strangolato nel sonno. Sophie decide di darsi alla fuga, e poco a poco torna la confusione che ha contraddistinto gli ultimi mesi della sua vita. Da qui in avanti la sua vita sprofonderà negli abissi del crimine: per salvarsi da un omicidio che non ha commesso ma per il quale è l’imputato perfetto, sceglierà di uccidere, e di mentire. Assumerà altre identità e confinerà la sua esistenza in una misera quotidianità anonima. Fino al giorno in cui scoprirà cosa è davvero accaduto e chi è l’artefice che l’ha condannata alla sofferenza.

L’abito da sposo
Pierre Lemaitre
Fazi editore (2012)

@violablanca

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