Libri

Perché "Città in fiamme" di Gath Risk Hallberg è un grande libro

La editor del libro rivelazione ci spiega cosa renda davvero speciale questo romanzo: una sfida a New York, la città (quasi) impossibile da raccontare

Gath-Risk-Hallberg Città in fiamme

Federica Manzon

-

Ogni generazione ha avuto un grande romanzo americano con cui confrontarsi, un romanzo che sapesse prendere un’epoca e usarla come un prisma di rifrazione per raccontare un mondo, dei personaggi e dirci qualcosa sulle nostre vite.

Si tratta di romanzi che hanno sempre in comunque una qualità: il coraggio di affrontare una grande sfida narrativa, di provare a raccontare il senso di un’epoca attraverso i destini individuali.

Quando ho iniziato a leggere il libro di Gath Risk Hallberg, Città in fiamme, le prime pagine mi hanno colpito perché da tempo non mi capitava tra le mani un autore che unisse una scrittura nitida in grado di spaziare tra tutti i registi narrativi, a una voce così sicura ed empatica verso i propri personaggi e la storia.

Andando avanti nelle pagine fino all’accelerata finale della notte del black-out del 1977 sono rimasta ammirata dal talento di Hallberg nel costruire una struttura narrativa complessa eppure esatta, dove le vite dei personaggi si intersecano come le strade di New York, e ogni volta sono più vicine di quanto sembra: i sottoscala dei punk, i grandi palazzi dell’Upper Manahattan, il Village con i suoi artisti e i reporter che rincorrono un reportage impossibile.

Città in fiamme è un romanzo che lancia una sfida a New York, la città mitica difficilissima da raccontare, e ne fa un personaggio, la rifrange in molti dei suoi personaggi, ma più di tutti in William Hamilton-Sweeney, quello che io ho amato di più.

Hallberg non ha nemmeno quarant’anni e in questo libro non mette solo tutto il suo amore per i libri e la letteratura (quella europea, Dickens, Balzac, Dostoevskij, Svevo), ma anche la sua vita di trentenne: la musica, i luoghi e le strade di una città di cui si è innamorato arrivandoci dalle provincia, i giornalini musicali, i documenti psichiatrici, l’affascinante storia dei pirotecnici di New York, tutti di origine italiana, e molto altro in una storia che corre come una bomba a orologeria fino alla notte del 13 luglio.

Credo che Città in fiamme sia quel tipo di libro destinato a essere letto a lungo, a restare.

Gath Risk Hallberg, Città in fiamme, Mondadori, 2016, 1005 p.

(L'autrice è Editor Narrativa Straniera Mondadori Libri)

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Città in fiamme: con Risk Hallberg arde il romanzo americano

Libro d'esordio stupefacente, regala una caleidoscopica visione di New York negli anni Settanta

Commenti