Paolo Onori, 'Fare pochissimo' - La recensione

Flusso di coscienza con delitto: divagazioni noir di un "esordiente affermato"

Fare pochissimo

Fare pochissimo, particolare della copertina – Credits: illustrazione di Gaia Scarpari

Michele Lauro

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"Ch'abominevol peste, che Megera / è venuta a turbar gli umani petti?" L'interrogativo di Ludovico Ariosto aleggia sulla novella con la quale mi piace aprire l'anno, condividendo l'ambizione beffarda del suo protagonista: Fare pochissimo. Ne sarò poi capace? Intanto però mi sono fatto catturare da questa black comedy ambientata nel mondo del giornalismo 2.0, una formula senza senso che però ben si sposa con la psicologia di Marco Pietramellara, cronista di Emilia Today - il vostro quotidiano preferito: ero fatto così, dice presentandosi, "mi piaceva fare il contrario di quello che avrei dovuto fare". 

Con tutti gli pseudonimi che usavo

Dietro il linguaggio vischioso del narratore si nasconde Paolo Onori, eteronimo che include il proprio ortonimo in un gioco circolare di alter ego che prosegue negli pseudonimi con cui Pietramellara firma le sue strampalate rubriche: Rocco Schiavone, ovvero il vicequestore protagonista dei gialli di Antonio Manzini, Grazia Negro, alias l'ispettrice inventata da Carlo Lucarelli, Ettore Sciancalepre che scimmiottava la rubrica Lessico e nuvole di Stefano Bartezzaghi. Mentre sembra un omaggio alla fantasia di Paolo Villaggio il nome della protagonista femminile, Enrica Spadoni in Coltellini, che con lo pseudonimo di Antonio Sarti su Emilia Today tiene una rubrica intitolata Che ridere.

Facendo suo il manifesto poetico-esistenziale del maestro novecentesco dell'eteronimia ("Sentire tutto in tutte le maniere", così diceva Fernando Pessoa), in questo romanzo (O)nori moltiplica le sue maschere amplificando quella metafisica delle sensazioni con cui alimenta un'opera in progress fatta di romanzi, saggi, racconti, traduzioni, articoli, sceneggiature, blog, iniziative sociali e culturali. Molte ispirate alla Russia letteraria, Mosca e San Pietroburgo e i loro epigoni, totem che anche in questo romanzo appaiono sullo sfondo di una delle bufale più divertenti del giornalista Marco Pietramellara: la beatificazione di Stalin, un'inchiesta talmente fake che potrebbe perfino essere vera.

La verità nel quaderno delle balle

Mentre s'ingegna a Fare pochissimo anche quando il principio di realtà - per esempio la traballante relazione con la madre di sua figlia - consiglierebbe di agire, la voce narrante segue il suggerimento pessoano di vivere tutto da tutti i lati e da nessuno, ma soprattutto da distante. La sua è una finestra spalancata su due mondi. Di quello esteriore - bar, stazioni, autobus, marciapiedi, corsie di supermercati, cucine, salotti, redazioni - disegna una mappa divertente e personalissima, ritraendo la quotidianità malata dentro la quale, spesso comicamente, si gira armati l'un contro l'altro. Del mondo interiore registra ogni riflesso che si fa sensazione, il più delle volte amara, caustica, malinconica ("a me rimproverarmi, devo confessare, mi piaceva molto"). 

Insomma pur dotato di una trama che sembra ispirata a un classico hitchcockiano sceneggiato dai Monty Python, Fare pochissimo è congegnato come un flusso di coscienza dove tutto rimanda a qualcos'altro, filtrato attraverso la griglia dell'ironia. La tecnica della divagazione viene usata consapevolmente per incastonare l'esile copione nella tessitura di arabeschi simbolici, giochi semantici, citazioni, stralci d'attualità, pillole biografiche, strali impietosi sul mestiere di giornalista. Una "strategia beethoveniana delle variazioni", così l'ha chiamata Milan Kundera nel Libro del riso e dell'oblio, che permette allo scrittore di mantenere viva l'unità di tempo e di luogo e nel contempo di sostare dentro i paradossi esistenziali.

Per esempio questo: la vita è al tempo stesso orribile e meravigliosa, come avevano capito Anna Achmatova e, prima di lei, Anton Čechov. È questo il retrogusto dolceamaro che rimane in bocca dopo aver chiuso l'ultima pagina. Una pagina senza titoli di coda, com'è nello stile di Paolo Onori. Si ride, si piange e il finale è ancora tutto da scrivere.

Paolo Onori
Fare pochissimo
Marcos y Marcos
222 pp., 16 euro

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