Paola Soriga, 'La stagione che verrà' - La recensione

Grovigli di vite si incrociano a Cagliari, piattaforme traballanti e sconfinate come il mare intorno

La stagione che verrà

La stagione che verrà, particolare della copertina – Credits: Illustrazione di Emiliano Ponzi

Michele Lauro

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La Sardegna in festa per il primo scudetto di basket della sua storia - la gente riempie le piazze infatuata dei campioni che attraversano l'isola in bus da Olbia a Sassari - è in testa anche al campionato virtuale del libro per l'estate. Marcello Fois ha appena dato alle stampe Luce perfetta, ultimo capitolo dell'intensa saga familiare iniziata con Stirpe e proseguita tre anni fa con Nel tempo di mezzo. Massimo Onofri è partito proprio da Sassari per il suo struggente Passaggio in Sardegna. Perfino il milanese Aldo Nove ha ceduto al richiamo dei sonos 'e memoria nell'ultimo romanzo Un bambino piangeva, dedicato a due personalità che hanno segnato profondamente la cultura dell'isola come lo scrittore Sergio Atzeni e Maria Lai, l'artista che coltivò il sogno di ricucire il mondo.

Nel novero dei romanzi da segnalare merita speciale attenzione La stagione che verrà di Paola Soriga, scrittrice nata a Uta (Cagliari), per la musicalità intensa del suo narrare intriso di luce mediterranea. Cagliari e Rio, Alghero e Barcellona, Pavia e Berlino, Genova e Bologna: pensieri dolci di città isole e arcipelaghi, pensieri amari impigliati nei gomitoli del disinganno. C'è la voglia di abbandonarsi completamente ai luoghi, in queste pagine, ci sono tracce di piccole felicità intraviste un giorno e subito perdute. Come se il movimento fosse l'oggetto transizionale di una generazione spaesata che, girata la boa dei trenta, vorrebbe fermarsi ma non sa come fare.

Capita una volta sola nella vita l'età per l'amore che era amore e basta, e "nulla paga il pianto del bambino a cui fugge il pallone tra le case". La citazione di Montale (Felicità raggiunta, da Ossi di seppia) impregna La stagione che verrà di un mood esistenziale in bilico tra fisico e metafisico, dove il sesso e l'amicizia rappresentano l'esito equiprobabile, spesso non calcolato, di ciascun incontro. Dove le piccole domande (quando siamo passati da giovani brillanti ad adulti con un curriculum non competitivo?) incontrano le grandi (come cambia la cognizione del dolore nel corso di una vita?) in una delicata trama introspettiva.

Tre sardi di diversa origine ed estrazione sociale, Agata Dora e Matteo, divenuti amici nella terra neutra del continente durante gli anni dell'università, si ritrovano insieme a Cagliari per un incrocio di circostanze, non tutte fortunate. Ciascuno con il proprio fardello di storie, soddisfazioni e fallimenti, fragilità, sogni. Davanti, una scia di prospettive incerte. Alle spalle, un andirivieni di incontri che a volte somiglia a un deserto di occasioni mancate. Le confidenze sgorgano in dialoghi e monologhi nei quali improvvisamente la terza persona viene scalzata dalla prima. Uno stile narrativo insolito, a sottolineare i passaggi più traboccanti di materia affettiva.

Non resta infine che il presente, il flusso della vita che non basta aggrapparcisi ma la devi andare a cercare, la vita coi suoi piccoli sublimi istanti senza scopo, la scintilla brevissima e intensa dell'amore simile allo stupore di ogni prima volta, lo stupore misto a turbamento (il "barlume che vacilla") di cui parlava Montale. È l'adesso di un cielo tinto alle prime luci della sera, il ritmo di un berimbau che sale dalla strada ad annunciare la capoeira, il volo aggraziato e maestoso di un fenicottero. È la cazzata più grande che nessuno riesce mai a evitare: fidarci di chi sappiamo che ci tradirà. Perché prima o poi, nella vita, le cose si rompono.

C'è una parola bellissima ricordata da Soriga, scrammentài in sardo, escarmentar in catalano e in castigliano, che mi sembra sintetizzare poeticamente l'avventura de La stagione che verrà. Significa "imparare da ciò che si è visto o sperimentato per evitare di ricadere negli stessi pericoli". In italiano non esiste ma d'altra parte, conclude Dora, "non sarei capace di applicarlo alla vita".

Paola Soriga
La stagione che verrà
Einaudi
162 pp., 17 euro

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