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'P is for Palestine': un libro per bambini scatena le polemiche in USA

Proteste e boicottaggi contro un libro per bambini che sembra incitare all'Intifada. Ma l'autrice iraniana Golbarg Bashi si difende

Il fuoco dell'antagonismo fra israeliani e palestinesi è sempre vivo ed è capace di varcare i confini della Terra Santa. Non parliamo delle più recenti uscite di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, riaccendendo un feroce dibattito (e non solo), ma di qualcosa di apparentemente più innocente: un libro per bambini. Si intitola P is for Palestine, scritto dalla professoressa e autrice Golbarg Bashi e illustrato da Golrokh Nafisi, che a New York ha scatenato non poche polemiche da parte della comunità ebraica e israeliana.

I FATTI

Tutto ha inizio a novembre, quando Golbarg Bashi annuncia una presentazione con lettura del suo libro, pubblicato grazie a una raccolta fondi online, alla libreria Book Culture di New York. Immediate si scatenano le polemiche, sia online che dal vivo. All'evento, che voleva essere un pacifico momento dedicato ai bambini, si presentano diversi manifestanti pro-Israele, decisi a boicottare l'autrice e la libreria. Le manifestazioni non hanno avuto conseguenze violente, ma sui social, come spesso accade, ci sono stati feroci attacchi personali. Addirittura, i responsabili di una sinagoga che sta a due passi dalla Book Club (la Stephen Wise Free Synagogue) hanno minacciato di escludere la libreria da una fiera letteraria della loro scuola.

I STA PER INTIFADA

Ma cosa ha scatenato tutto questo astio? Protagonista di P is for Palestine è una bimba dalla chioma nera e riccioluta, con grandi occhi e pelle scura, che impara l'alfabeto attraverso tutta una serie di parole provenienti dall'inglese e dall'arabo, con un'attenzione particolare al multiculturalismo: ci sono dunque “C is for Christmas”, “E is for Eid” (una festa musulmana), “M is for Miftah”, "B is for Bethlehem", "J is for Jesus" e così via. Ma c'è n'è una che non è andata giù a molti: “I is for Intifada, Arabic for rising up for what is right, if you are a kid or grownup!” (letteralmente: “I come Intifada, parola araba che significa agire per ciò che è giusto, che tu sia un bambino o un adulto!”).

In molti hanno visto in questa frase una sorta di incitazione alla violenza, ancora più grave visto che è rivolta ai bambini. Una celebrazione delle ribellioni violente della popolazione palestinese contro l'occupazione israeliana, comunemente definite appunto come Intifada.

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– Credits: Mida / Ansa

Ma la professoressa Golbarg Bashi non è d'accordo. Intifada non significa solo violenza, ma anche tutti i quotidiani gesti di resistenza pacifica che da 50 anni compiono i palestinesi dei territori occupati contro le prevaricazioni del governo israeliano. Gesti come portare una bandiera palestinese, indossare un abito o “proteggere un ulivo che sta per essere abbattuto dai bulldozer”.

CHI È GOLBARG BASHI

Golbarg Bashi è nata in Iran ed è cresciuta in Svezia. Ha studiato all'Università di Manchester e a quella di Bristol, ottenendo poi un dottorato alla Columbia University di New York. Insegna studi iraniani alla Rutgers University, in New Jersey, e da sempre è impegnata attivamente in progetti orientati al multiculturalismo con una particolare attenzione ai diritti delle donne e dei bambini.

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