"L'orologio di Pontormo" di Salvatore S. Nigro

Un breviario d'artista dal testo apparentemente squallido e dispettoso che risuona dei colori dell'apocalisse

Due studi di figura maschile, gessetto nero e rosso opera di Pontormo (1494-1556) (Foto Ansa)

C’è un paradosso nel libro magistralmente introdotto da Salvatore Nigro. Perché questo breviario d’artista, scandito dall’orologio del titolo, contrasta col suo modo ingegnoso, fantastico di dipingere "alla Maniera". Dal tetro elenco di cibi parchi ai bisogni corporali, fino all’esangue enumerazione di arti o piedi o spalle che l’artista sta dipingendo, tutto è avvolto da un’angosciosa misantropia. Miseria e nobiltà, un testo apparentemente squallido e dispettoso che risuona dei colori dell’apocalisse.
Perché leggerlo
Lo scrittore sollecita e solletica questo diario, lo tende secondo tempi esattissimi come una corda di violino in un capriccio di Niccolò Paganini. E ci fa comprendere per via d’anamorfosi come perfino l’immagine del pittore che sta evacuando possa essere l’emblema superbo e canonico di una rinascita spirituale.

L’orologio di Pontormo di Salvatore S. Nigro
(Bompiani, 224 pagine, 12,50 euro)

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