Nuova grafica per le Edizioni Codice

Una vera e propria frattura col passato: da una grafica basata sull’uso di ampie immagini e campiture  pastello, a un’interpretazione tutta geometrica della propria  identità.

Giulio Passerini

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Quando un editore decide un cambio d’immagine è sempre un momento decisivo nella sua storia, spesso una vera e propria frattura col passato e una rinegoziazione dei valori di rifermento. E’ il caso della nuova incarnazione di Codice, che da una grafica basata largamente sull’uso di immagini e ampie campiture pastello passa a un’interpretazione tutta geometrica della propria identità.

Sul blog della casa editrice presenta così l’iniziativa Vittorio Bo, fondatore e presidente di Codice Edizioni: «La costruzione della nuova immagine che abbiamo scelto vuole interpretare proprio il tempo che viviamo: formule matematiche (algoritmi) che si trasformano e diventano valore estetico sempre cangiante». Specifica ulteriormente Paolo Rigamonti, direttore creativo di Limiteazero, a cui si deve il nuovo progetto grafico: «intendiamo costruire un’identità visiva di Codice che prescinda dal contenuto del singolo libro e si declini invece secondo un ‘codice’ proprio, secondo un percorso di sperimentazione e variazione che si accompagna a quello del contenuto, e lo contiene, pur non essendone dipendente, proprio come una sorta di entità bio/tecnologia che si modella, si modica, si evolve».

Una posizione interessante, improntata a una visione della tecnologia come elemento trasversale e quasi “genetico” della conoscenza in tutti i suoi campi che Codice si propone di divulgare. Ci convince meno invece la strategia adottata per comunicare i valori suddetti. Secondo Vittorio Bo: «La proposta editoriale di Codice è di una qualità talmente evidente da non necessitare di una grafica ‘urlata’. Per questo abbiamo proposto una strada di questo tipo, proprio perché crediamo che i lettori che apprezzano la qualità dei titoli Codice possano apprezzare questa veste di elegante ‘understatement’, che tende a proporsi con un carattere proprio ma senza enfatizzare i singoli titoli».

Tutto chiaro. Ma considerando la prima incarnazione grafica di Codice, già caratterizzata da un ottimo equilibrio fra individualità del singolo titolo e identità di collana, si trattava di un passo necessario? La frattura con la precedente linea grafica è totale, e questo non è mai un bene, specie se i titoli si rivolgono a un pubblico di riferimento fortemente affezionato alla casa editrice.

Scendendo nel merito del progetto, l’idea di usare delle texture geometriche elaborate graficamente secondo principi matematici risulta senz’altro gradevole, ma appare come l’espressione di una volontà di riposizionamento del prodotto appena un gradino sotto la sua precedente collocazione. Una soluzione, insomma, che forse vedremmo più adatta per una linea di tascabili o una collana specifica piuttosto che per l’immagine complessiva della casa editrice. Un bel progetto, insomma, ma da Codice forse ci saremmo potuti aspettare un po’ di ambizione in più.

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