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Non so di non sapere, Tony Brewer

Le "revisioni semiserie alla filosofia" di un professore di liceo

Tony Brewer, Non so di non sapere, Effequ

Matilde Quarti

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Come spesso succede, le cose che amiamo maggiormente sono anche quelle che ci diverte di più prendere in giro. Il professore di filosofia Tony Brewer, per esempio, nel lieve volumetto Non so di non sapere (Effequ, 2018) ha scelto di dissacrare la sua materia di studio e di lavoro prendendosi gioco con gran gusto dei più celebri pensatori occidentali.

Ragionare con la filosofia

La filosofia insegna a ragionare”: quante generazioni di studenti liceali se lo sono sentiti ripetere? Certo, per un verso è sicuramente vero, riflettere sulle evoluzioni del pensiero non può che aiutare ad avere una mente allenata e analitica, per l’altro, però, contesta Brewer, non si capisce perché questo primato sia assegnato solamente alla filosofia. Forse la geometria non è abbastanza difficile? E la fisica non ci impegna a sufficienza? Ragionare, poi, è una cosa complessa e, sembra volerci dire l’autore, tutte le discipline non sono inizialmente che una parte di un meccanismo più vasto, il sistema scolastico, e non possono per evidenti ragioni venire approfondite con l’attenzione di un corso dedicato.

Ma Brewer non si limita all’invettiva, e nel chiedere scusa ai suoi alunni per le semplificazioni e le menzogne che ha dovuto dirgli in anni di insegnamento, porta a sostegno della sua tesi le frasi e i pensieri di quegli stessi filosofi di cui parla tutti i giorni. Possiamo definire saggio Aristotele, che rivendeva l’olio in cui si era lavato? O Karl Marx, quando, tra una pagina e l’altra del Capitale, in preda all’ubriachezza spaccava i lampioni per strada?

Darne di santa ragione

Di capitolo in capitolo, con una girandola di esempi tutti suffragati da citazioni (magistralmente decontestualizzate, come ci tiene a sottolineare l’autore stesso), Brewer usa i filosofi per demistificare la filosofia, gioca con la sua disciplina preferita, la prende in giro bonariamente facendo, in realtà, venire al lettore voglia di andare a rileggersi quello o quell’altro filosofo. E se scrivo “rileggersi” non è per caso: il lettore dev’essere preparato, il libro di Brewer è un testo molto semplice ma pur sempre dedicato a una nicchia, e difficilmente potrebbe far sorridere un lettore digiuno della materia di cui parla.

Un unico capitolo è più serio degli altri: quello sul rapporto della filosofia, e dei filosofi soprattutto, con le donne. Non c’è decontestualizzazione che tenga: i padri del pensiero sono misogini e sprezzanti, e rimarcare le cantonate che hanno preso scrivendo di donne non fa che ricordarci, sempre ironicamente e mai con pesantezza, le difficoltà che autrici, pensatrici e scienziate hanno dovuto affrontare per ottenere un posto negli ambienti culturali ufficialmente riconosciuti.

Tony Brewer
Non so di non sapere
Effequ, 2018
167 pp., 12 euro

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