Neil Young, 'Il sogno di un hippie'

Un banale infortunio a un piede nel 2012 tiene il cantante lontano dal palco. È l'occasione, complici la "scoperta" della sobrietà e un periodo di crisi creativa, per raccontare come sono andate tante cose...

'Il sogno di un hippie', particolare della foto di copertina (© Platon)

Michele Lauro

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Il tempo scivola via dannatamente in fretta ma il primo libro di Neil Young è tutt'altro che un prevedibile Journey through the Past. Come poteva esserlo, d'altronde, con quel bastian contrario del canadese. Il sogno di un hippie , splendidamente tradotto da Marco Grompi e Davide Sapienza, è una cavalcata elettroacustica in punta di penna e senza canovaccio. Uno stream of consciousness di passioni, cadute, visioni e ossessioni. Flash di un'epoca memorabile mescolati a ondate di nuovi sogni proiettati nel futuro.

Nel corso di quasi mezzo secolo di carriera Neil Young ha saputo convertire il malessere sociale, politico ed esistenziale in immagini poetiche. Qui usa la prosa come un grimaldello per scardinare ancora una volta l'immagine stereotipata di oscuro, ermetico, allucinato, scostante cavaliere. "Io amo vivere": questa rivelazione disarmante nella sua semplicità viene da un uomo che con la morte ha un conto aperto fin dall'infanzia: a sei anni in Canada contrasse la poliomielite, a sessanta lo colpì un aneurisma.

Nel mezzo, una vita itinerante di musica e automobili, donne stravizi e tanti compagni lasciati per strada, il cui ricordo è una ferita costantemente aperta (fra gli altri, l'amato chitarrista dei Crazy Horse Danny Whitten a cui è dedicato il dolente Tonight's the Night, 1975). Due figli affetti da paralisi cerebrale, una rara malattia non trasmessa ereditariamente. Davvero il passato, con i suoi ricordi, è "un bel posto dove stare"? Eravamo pronti a salvare il mondo, canta Young in Walk Like a Giant (2012), poi "è cambiato il tempo".

Se il passato non si può cambiare, Neil Young non si è mai dato per vinto e ha messo in piedi mille e un progetto per il futuro. La sua mania per i mezzi di trasporto, unita allo sviluppo di una profonda sensibilità ecologica, lo hanno convinto a imbarcarsi nello studio di un auto elettrica con un sistema di generatori alimentato a biomassa: la Lincvolt. L'ossessione per la qualità del suono e per il collezionismo audio sono sfociati nel progetto PureTone, la nuova tecnologia digitale in Hi-Fi. L'incontro con la disabilità ne ha fatto un sostenitore benemerito della Bridge School, scuola che usa la tecnologia per insegnare la comunicazione ai bambini con gravi problemi.

Un pesce di mare che nuota controcorrente. È toccante sentir raccontare come nasce una canzone. Le canzoni sono come le lepri, vanno catturate lasciando aperta la finestra dell'immaginazione anche quando fa male. Per esempio Will to Love, scritta su un pezzo di carta e registrata una notte in stile audio verité, talmente intima da non poter essere prodotta né riprodotta. O Motion Pictures (On the Beach, 1974), composta sotto l'effetto di honey slides, un intruglio di erba e miele che dopo qualche cucchiaio "ti rilassavi fino alla metà della settimana dopo". O la tonante Like a Hurricane (American Stars 'n Bars, 1977), memorabile per quel feeling magicamente catturato nell'istante perfetto, nonostante le imprecisioni.

Di anedottica senza filo conduttore e foto inedite sono ricchi i numerosi capitoli del Sogno. Lo sbarco in California dall'Ontario, l'incontro con Stephen Stills e i viaggi on the road su un carro funebre modificato. Le feste hippie, la vita comunitaria e le difficoltà di socializzazione, i successi e la coerenza oltre ogni limite, le parole di Dylan che in America fanno parte del paesaggio, l'euforia e i malesseri di Woodstock e di Altamont, Grace Slick in topless all'Airplane House, l'incontro con Hendrix, quelli con i Devo e i Pearl Jam. Uno dei più divertenti vede Young tornare a casa a notte fonda durante le sedute di registrazione di Deja vù con i CSNY e ritrovarsi a pulire il bagno con i suoi animali da compagnia, due piccoli lemuri.

Ho troppe cose da fare ma prima devo pulire la lavagna, conclude Neil Young. Che nel frattempo ha superato lo stallo creativo e chiamato a raccolta i Crazy Horse, schitarrando come ai bei tempi in Psychedelic Pill, trentacinquesimo album in studio, forse il più lungo di tutta la sua carriera. Come il peccato è ovunque, la redenzione è ovunque si potrebbe dire a proposito dell'ubiquo Neil, citando Baudelaire. Della sua generazione è fra i pochi rimasti a conservare quasi intatto lo Spirito, cioè la capacità di sognare un sogno senza tempo. Salvare il mondo. O forse cambiarlo, almeno un po'.

Neil Young
Il sogno di un hippie
Feltrinelli
pp. 440, 20 euro

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