Neil Young, 'Come un uragano' - Interviste sulla vita e sulla musica

La rotta imprevedibile di un rocker da cinquant'anni su un sentiero accidentato

come un uragano

Neil Young - Come un uragano, particolare della copertina

Michele Lauro

-

Fa parte di quella generazione di artisti che hanno vissuto, immaginato, creato, dissipato così tanto da diventare leggendari. A settant'anni suonati tornerà in Italia nel mese di luglio con il diserbante chitarristico antimultinazionali che ha concepito sotto forma di concept album: The Monsanto Years, suonato con i figli di Willie Nelson, sorta di nipotini dei Crazy Horse con il nome di Promise of the Year. Ma prima possiamo ripassarne le gesta - cinquant'anni di rock su e giù dallo stardom al "canale di scolo" - nella poderosa antologia di interviste curata da Eddy Cilia e tradotta da Francesco Graziosi: Neil Young - Come un uragano. L'epopea di un outsider per scelta di vita.

Preceduto da un sintetico Viaggio nel passato che in una sessantina di pagine condensa vita e opere di Young, Come un uragano raccoglie 22 interviste da giornali americani e inglesi, realizzate fra il 1967 e il 2012. Nel loro insieme tracciano un ritratto inedito e sfaccettato di questo Frankenstein dagli occhi sospettosi e penetranti il quale - ironia della sorte - non ha mai nascosto una viscerale antipatia per i giornalisti. Chiacchierando del più e del meno capita però sovente che la scorza del dinosauro si incrini, rivelando l'idealismo combattivo di una persona dotata di grande umanità e ironia, "con una vena di sardonica intelligenza che ribolle appena sotto la superficie" come ha scritto Nick Kent su Mojo nel 1995.

La sua proverbiale incostanza, in una carriera eccezionalmente prolifica, è spiegata fra queste pagine con mostruosa coerenza. Lo sconcerto dei fan per brutali passaggi come quelli da Harvest a Time Fades Away, a cavallo dei Settanta, o negli Ottanta da Rust Never Sleeps a Hawks & Doves o da Re-Ac-Tor a Everybody's Rockin', ne esce quantomeno attenuato. I miei cambi di direzione, dice Young, sono prevedibili "come il sole che sorge e tramonta". Un'intera carriera costruita secondo uno schema che si ripete. Uno schema circolare di creazione/distruzione. Arrivato all'apice di un ciclo creativo, Neil sente un impulso irresistibile a cambiare, rinnovarsi, purificarsi. Per farlo deve sterzare completamente, prima che la ruggine arrivi a corroderlo, prima che qualcuno possa dire "ecco, Neil Young è questa roba qui".

Buona la prima: Neil Young è noto per non amare le sovraincisioni e le lunghe sedute in studio. Allo stesso tempo è un perfezionista d'atmosfere e un fustigatore del suono digitale: sono solo codici binari, ha detto dei CD e non parliamo degli MP3. Insomma il classico sound dei Crazy Horse, forse grezzo e prevedibile ma potente come un uragano, è l'unico che da quasi mezzo secolo lo fa sentire a casa. Il luogo dove tutti lasciano il proprio ego fuori dalla porta. "Quella che cerco è l'essenza della registrazione". Quando sta arrivando, anche il pubblico se ne accorge. Una magia a cui contribuisce la luna piena. Ebbene sì, ha raccontato Neil, scelgo sempre di registrare in campagna perché quando esco mi piace guardare il cielo, contare le stelle e tornarmene a casa, on this harvest moon.

Il libro è pieno di aneddoti divertenti raccontati in prima persona, a partire dalla mitica fondazione dei Buffalo Springfield dopo l'incontro casuale con Stephen Stills e Richie Furay sul Sunset Boulevard di Los Angeles. Era il 2 marzo 1966, Young procedeva in direzione opposta alla guida di un carro funebre. Ma anche di storie cupe e drammatiche come quelle legate agli amici morti per droga o alla grave disabilità del figlio Ben. Trans, il disco del 1982 che segnò l'effimera svolta elettronica, fu profondamente influenzato dal programma di riabilitazione che i genitori avevano intrapreso, alla ricerca di un nuovo canale di comunicazione. Non si riesce a capire cosa dice? "Era la sensazione che provavo io con mio figlio".

Come fare a resistere alla tentazione di ascoltarlo suonare dal vivo, arruffato come al solito, le nuove canzoni come se fossero già vecchie, nell'attesa della magia di un arpeggio o un riff depositato nella memoria involontaria? Impossibile. Vederlo in concerto conferma il fatto di essere - come lui - ancora vivi.

Neil Young, Come un uragano
a cura di Eddy Cilia
minimum fax
400 pp., 18 euro

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Graham Nash, 'Wild Tales - La mia vita rock'n'roll'

L'autobiografia del fondatore degli Hollies è un travolgente racconto che abbraccia mezzo secolo di vita e musica, da una parte all'altra dell'oceano

Neil Young, 'Il sogno di un hippie'

Un banale infortunio a un piede nel 2012 tiene il cantante lontano dal palco. È l'occasione, complici la "scoperta" della sobrietà e un periodo di crisi creativa, per raccontare come sono andate tante cose...

Commenti