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Haruki Murakami: in Giappone sono un emarginato

Lo sfogo dell'autore giapponese, che nel suo paese si ritiene isolato dalla comunità letteraria

Haruki Murakami

Martino De Mori

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"Succedono strane cose in questo mondo", sostiene Haruki Murakami. È una frase con cui descrive un personaggio del suo nuovo romanzo L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio: un pianista jazz che vede l'aura delle persone, grazie a un patto con la morte.

Ma nell'intervista al Guardian, da cui viene la citazione, c'è ben di più di una riflessione sul suo ultimo libro. Murakami racconta che le sue opere, un culto per milioni di persone in tutto il mondo che amano quel mix di reale, onirico, melanconico e bizzarro, non sono apprezzate dai circoli letterari del suo paese.

L'autore di Norwegian Wood e tanti altri romanzi di successo si sente come il suo Tsukuru, un ragazzo comune che cerca di costruire qualcosa, di scegliere le parole giuste, le frasi giuste, "come si fa nel giardinaggio: piantare semi nella terra nel momento giusto nel posto giusto". Eppure la sua fama planetaria non lo rende amato presso i critici connazionali: "Sono una specie di escluso dal mondo letterario giapponese", spiega, "ho i miei lettori, ma alla maggior parte di critici e scrittori non piaccio".

E continua: "Non so perché, scrivo da 35 anni e la situazione è la stessa da sempre. Sono cuna specie di brutto anatroccolo". È come se lui e gli altri scrittori del Sol Levante facessero due sport simili ma diversi, racconta, "come tennis e squash".

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