Ieri se ne è andato Oliver Sacks. Il grande neurologo-scrittore britannico aveva 82 anni. Se ne è andato poco dopo la pubblicazione di una sua autobiografia decisamente rivelatrice, bella e godibilissima, On the move (che Adelphi pubblicherà fra pochi giorni nella traduzione italiana).

Sacks, come lui stesso aveva annunciato a febbraio sul New York Times, era malato di un cancro arrivato alla fase terminale. Corali le reazioni di cordoglio dopo l'annuncio dell'assistente Kate Edgar, ma anche di apprezzamento per una figura di rigoroso scienziato dalla parola magica che era riuscito a rendere oscure sindromi neurologiche accessibili al grande pubblico.

 

"Una vita ben vissuta", ha commentato la "mamma" di Harry Potter J.K. Rowling, riecheggiando la soddisfazione trapelata da quanto lo stesso Sacks aveva scritto il giorno del suo ottantesimo compleanno: "Non penso alla vecchiaia come a un epoca triste da sopportare ma un tempo di piacere e libertà: libertà dalle fastidiose urgenze di giorni precedenti, libertà di esplorare i miei desideri e di legare assieme pensieri e sentimenti di una vita".

L'autore di "Risvegli", che divenne un film con Robin Williams e Robert De Niro, si considerava "un naturalista o un esploratore" del cervello: così aveva scritto lui stesso in "Su Una Gamba Sola", uscito nel 1984 sulla convalescenza dopo un incidente di montagna in Norvegia.

Attirando l'attenzione su sindromi fino ad allora poco note, l'autismo, Tourette o Asperger, umanizzandole e smitizzandole, Sacks aveva raggiunto un livello di popolarità' raro tra i suoi colleghi scienziati con l'eccezione, forse del fisico Stephen Hawcking o il biologo Stephen Jay Gould.

Dei suoi libri sono in stampa nei soli Stati Uniti un milione di copie, le sue opere sono state adattate per il cinema e per il teatro, la sua casella delle lettere si riempiva in media di 10 mila missive all'anno: "Rispondo a chiunque ha meno di dieci anni, più di 90 o è in prigione", aveva detto una volta.

Eccezionale il suo successo anche in Italia, esploso con "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello", uscito nel 1985: in tutto 12 titoli, tutti Adelphi, tra cui l'ultimo e' il "Diario di Oaxaca", sulle opere dei naturalisti dell'Ottocento.

Sacks, che era gay, aveva dedicato uno dei suoi interventi finali al racconto del suo coming out.

Era, nelle fasi finali della vita, ossessionato dalla tavola periodica degli elementi e dai minerali: "Ne abbiamo parlato a lungo, e di altre cose, in una delle nostre ultime conversazioni", ha rivelato la scrittrice Joyce Carol Oates.

"Spesso mi sembra che la vita sia appena cominciata e subito mi accorgo che sta per finire", aveva scritto ancora Sacks, arrivato alla soglia degli ottanta anni "felice di essere vivo" e di aver "di aver provato tante cose - alcune meravigliose, altre orribili - di aver saputo scrivere decine di libri e di aver ricevuto innumerevoli lettere da amici, colleghi e lettori.

Di aver goduto quella che Nathaniel Hawthorne aveva definito 'una comunione col mondo'".

Rimpianti e timori pochi, alla soglia consapevole del grande passo verso l'ignoto: "Aver perso tempo. Essere terribilmente timido come a 20 anni. Non parlare altro che la mia lingua madre". Ma il bilancio era quello della vita ben vissuta, con la speranza che alcuni dei suoi libri "continuino a parlare ancora" dopo la morte.
(Ansa)

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