È morta Ceija Stojka, scrittrice rom sopravvissuta all’Olocausto

Con il libro ‘Forse sogno di vivere’ raccontò il Porrajmos, il genocidio degli zingari di cui fu testimone diretta

Ceija Stojka

Una recente immagine dell'artista rom Ceija Stojka – Credits: EPA/RAINER JENSEN

Andrea Bressa

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A poche ore dalla conclusione della Giornata della Memoria , è scomparsa nella notte tra il 28 e il 29 gennaio a 79 anni Ceija Stojka, pittrice, musicista e scrittrice rom, famosa per essere sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e per aver raccontato quella tragica esperienza attraverso le sue opere.

Nacque nel 1933 a Kraubath, un piccolo paese della Stiria una piccola regione nel sud-est dell'Austria, quinta di sei figli di una famiglia appartenente a una minoranza di rom chiamati Luwara. Nel 1941 suo padre fu imprigionato nel campo di Dachau e ucciso di lì a poco nel tristemente famoso castello di Hartheim. Dopo due anni, nel 1943, il resto della famiglia Stojka venne deportato ad Auschwitz, dove morirono quasi tutti. La piccola Ceija venne risparmiata e trasferita nel campo di Bergen-Belsen assieme alla madre a pochi altri parenti.

Venne liberata nell’aprile del 1945 dai soldati britannici. Dopo essere ritornata dalla prigionia, ha vissuto a Vienna e nei suoi dintorni facendo la venditrice ambulante e scrivendo poesie, racconti e canzoni in tedesco e in lingua rom.

“In ogni momento della mia vita ricordo Auschwitz” aveva detto in una recente intervista. E infatti, lungo tutta la sua carriera di artista, non ha mai smesso di dare testimonianza della propria esperienza, facendo conoscere al mondo il genocidio di sinti e rom, chiamato Porrajmos (“grande devastazione” in lingua romanì).

Nel libro Forse sogno di vivere , edito da La Giuntina, la scrittrice parla dell’Olocausto, raccontando i mesi trascorsi a Bergen-Belsen e descrivendo l’orrenda vita quotidiana di quei giorni. Non sembra esserci né odio né amarezza nelle sue parole, nonostante le crudeltà subite, dalle violenze alla fame, fino alla onnipresente sensazione di una morte imminente. Ci sono nel testo, piuttosto, vivide immagini di testimonianza per ricordare e non ripetere, oltre a una domanda che ricorre costante: come hanno potuto tante persone mettersi così ciecamente nelle mani di un altro uomo e di un regime sanguinario?

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- Forse sogno di vivere - Ceija Stojka (La Giuntina)

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