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“Moby Dick” di Herman Melville: il compleanno di un mito

Compie oggi 165 anni la storia della balena bianca, l’intramontabile romanzo ispirato a una storia vera

Moby Dick

Andrea Bressa

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È uno dei più grandi capolavori della letteratura americana e mondiale: Moby Dick di Herman Melville, un capolavoro intramontabile che oggi spegne ben 165 candeline. La storia dell’irriducible capitano Achab, impegnato nella fatale caccia alla balena bianca, ha affascinato generazioni di lettori, e continua a farlo ancora nonostante la veneranda età.


Scritto nel 1851 e pubblicato in Italia per la prima volta nel 1932, grazie alla stupenda traduzione di Cesare Pavese (versione attualmente edita da Adelphi), il libro di Melville è uno di quei titoli che difficilmente non lascia il segno. Si tratta di una cronaca enciclopedica della quotidianità delle baleniere, ma anche un racconto dell’epica e infinita lotta dell’uomo contro i suoi mostri. L’oceano, con la sua forza oscura e immensa, rappresenta il campo di battaglia, mentre la potente balena bianca è l’ancestrale nemico da sconfiggere, simbolo di tutte le paure, angosce e ossessioni capaci di abbattere lo spirito. Una frase su tutte riassume l’atmosfera che si respira in Moby Dick: “Sfidandoti, io ti adoro!” esclama Achab.

Ma non tutti forse sanno che a ispirare lo scrittore americano non fu solo la sua fantasia. Nel 1839, infatti, sul NewYork monthly magazine apparve un articolo firmato dall’esploratore Jeremiah N. Reynolds, intitolato Mocha Dick: Or The White Whale of the Pacific: A Leaf from a Manuscript Journal , in cui veniva descritta la storia di un grande capodoglio maschio, conosciuto come Mocha Dick, il quale, prima di essere catturato, riuscì a sopravvivere per almeno 30 anni agli assalti dei cacciatori.

Da un estratto dell’articolo:

“Numerose barche sono conosciute per essere state distrutte dalla sua immensa coda o per essere andate in pezzi nell'urto con le sue potenti mandibole e in un'occasione, si dice che uscì vincitore da un conflitto contro gli equipaggi di tre baleniere inglesi [...]. Ma non dobbiamo supporre, comunque, che il nostro leviatano avesse attraversato senza danni tutte queste disperate battaglie. Una schiena serrata di arpioni e dai 15 ai 30 metri di funi trascinate nella sua scia, attestavano sufficientemente che sebbene imbattuto, aveva dimostrato di non essere invulnerabile. Dal momento della sua prima apparizione la sua celebrità continuò a crescere, sino a che il suo nome arrivò a mescolarsi naturalmente con i saluti che i balenieri avevano l'abitudine si scambiarsi nei loro incontri al largo del Pacifico; i consueti scambi di parole molto spesso terminavano con: "qualche novità su Mocha Dick?"

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Moby Dick
di Herman Melville
(Mondadori)

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