"Erotismo mistico indiano" di Mircea Eliade

Riproposto il celebre volume del più famoso storico delle religioni in cui l'atto sessuale viene elevato a tecnica spirituale

Mircea Eliade, Erotismo mistico indiano (particolare della cover) - Credits: Castelvecchi

Valeria Merlini

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"Nuda, ogni donna incarna la Natura (...). La si dovrà dunque contemplare con la stessa ammirazione e lo stesso distacco che si pone nel considerare l'impenetrabile mistero della Natura, il suo potere infinito di creazione".

Così inizia il breve saggio di Mircea Eliade intitolato Erotismo mistico indiano. Pubblicato nel 1956, questo breve saggio riproposto ora da Castelvecchi, costituisce uno dei momenti più rappresentativi dell’opera di Eliade, e il riflesso di un’esperienza che lo toccò da vicino. La sua finalità è la descrizione spesso autobiografica dell’unione sessuale come rituale mediante cui l’uomo trascende a entità divina, come previsto dalla tradizione hindu. Un contributo di grande suggestione sul cerimoniale sessuale di origine yogico-tantrico rimasto vivo in più di una scuola buddhista o visnuita, dove il gioco erotico svolge il ruolo di un veicolo verso il Nirvana: l'esperienza paradossale della Unità che realizza la condizione divina.

Mircea Eliade, uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, fu fenomenologo delle religioni, antropologo, filosofo e saggista, studioso del mondo arcaico e orientale, esperto di yoga e di sciamanesimo. Le sue osservazioni acquistano un interesse ancora maggiore per chi conosca la vicenda umana di Eliade, la sua intemperanza sessuale (raccontata nei minimi dettagli nei Diari), e il ruolo centrale del sesso suggerito nella sua visione storica delle religioni. Nella tradizione tantrica la "beatitudine suprema" non deve mai raggiungersi attraverso l’emissione seminale. Solo questa forma di “controllo” dei propri sensi è capace di permettere l’ingresso nella dimensione assoluta dell’erotismo.

Altrettanto appassionante è il secondo testo contenuto nel volume, "Borobundur tempio simbolico", il celebre tempio buddhista dell'isola di Giava di cui Eliade analizza il simbolismo cosmico. Più precisamente, il tempio o stupa è un corpo simbolico di Buddha e perciò il fedele sperimenta il buddhismo visitandolo, apprendendolo come se recitasse le parole di Buddha o meditasse su di esse. Corpo mistico, il tempio è insieme monumento funerario e rappresentazione simbolica dell'universo.

A questi due studi che rinviano ai contributi maggiori dello storico delle religioni si accompagna una testimonianza autobiografica: il ricordo appena velato di nostalgia del primo soggiorno in india ("L'India a vent'anni"), dal 1928 al 1931, che avrebbe marcato per sempre la vita e l'opera dell'autore, allora poco più che ventenne.

Erotismo mistico indiano
di Mircea Eliade
Castelvecchi
94 pagine, 9 euro

@violablanca

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