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Miracoli della poesia greca (contemporanea)

Un'antologia di Massimo Cazzulo porta in Italia 7 poeti greci vissuti tra 1863 e 1996, eredi diretti di Saffo 26 secoli dopo

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La copertina del libro Eros

Saffo, Alceo, Anacreonte, Mimnermo... Chi da ragazzo ha frequentato un Liceo classico ricorderà probabilmente qualche loro verso: "Eros mi scuote la mente come il vento sui monti gli alberi invade...". Quando resistono, quando riaffiorano, sono reminiscenze che inevitabilmente riaccendono ricordi intensi. Che però hanno in sé la convinzione che quel tipo di poesia, a volte difficile da tradurre e da rendere, a un certo punto fosse finita. Esattamente allo stesso modo in cui era andata scomparendo la poesia latina di un Catullo per gli antichi romani.

Eppure non è così. Quel che in troppi ignoriamo è che il greco moderno è strettamente legato al greco antico, e questo vale anche nella poesia. Nella lingua greca non c'è lo stesso jato che esiste tra latino e italiano. Per questo provoca un'emozione particolare sfogliare un'antologia appena uscita: Amore in greco si dice Eros (Argo editore, 205 pagine, 18 euro), che contiene un'accurata selezione di poesie d'amore greche del Novecento.

Curatore dell'antologia, autore di una colta introduzione, nonché traduttore delle poesie, è Massimo Cazzulo: docente di Greco a Milano e nel direttivo lombardo della Società filellenica italiana, che dal 2016 ha lo scopo di favorire la consapevolezza, soprattutto nelle giovani generazioni, del debito fondamentale che la civiltà occidentale ha nei confronti della Grecia.

"Da Saffo a oggi" scrive Cazzulo nella sua prefazione "sono trascorsi circa duemilaseicento anni, durante i quali, senza alcuna soluzione di continuità, la lirica d'amore in Grecia ha continuato a nascere, a vivere, ad arricchirsi di esperienze, approcci, forme e stilemi originali, pur restando fedele ad alcuni canoni di riferimento".

Ha ragione, Cazzulo. Basta leggere qualche pagina per capire che sono 26 secoli che sembrano passati in un lampo. Ed è stupore a ogni passo, perché questi greci moderni usano le stesse identiche parole di Saffo per descrivere amore, passione, bellezza: eros, agapè, pathos... Identiche oggi a quelle pronunciate migliaia e migliaia di anni fa.

Sette sono i poeti contemporanei scelti da Cazzulo: Kostandinos Kavafis (1863-1933), Ghiorghios Seferis (1900-1971), Andreas Embirikos (1901-1975), Nikos Engonopulos (1907-1985), Ghiannis Ritsos (1909-1991), Odisseas Elitis (1911-1996). E decine sono le loro poesie, spesso intense come quelle dei nostri ermetici, da Eugenio Montale a Giuseppe Ungaretti.

Sentite questo verso di Ritsos, se non ricorda un altro meriggiare, "pallido e assorto"... "Meriggio d'estate/le pietre di Monemvasià/i ciottoli bianchi/gli spaventosi fichidindia/con un'aria così infantile-/quando ti spogliavi". Il greco moderno, poi, in ognuna delle pagine a fronte (per intenderci, i primi due versi della poesia appena trascritta equivalgono a "mesimeràtiko liopùri/oi pètres tis Monobasiàs") regala sonorità fascinose, davvero emozionanti.

E sentite poi Odisseas Elitis, se non vi riporta alla mente il genio di quel Salvatore Quasimodo che nel 1930 lumeggiava un "pino distorto" lassù, in alto, che “sta intento ed ascolta l'abisso col fusto piegato a balestra". Eccolo, Elitis: "Il tuo corpo nell'atto di un pino solitario/Occhi dell'orgoglio e dell'abisso marino/Trasparente, nella casa con il vecchio baule/Le trine ingiallite e il legno di cipresso/Attendo da solo dove apparirai la prossima volta/In alto sulla casa o dietro sul selciato del cortile...".

È un peccato che l'incanto, la scintilla e le sensazioni di questa poetica contemporanea siano misconosciuti agli italiani. A riempire il vuoto, ed è un bene, sono certi editori, certi studiosi. E certe antologie.

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