Immersi nella storia: Roderick Duddle di Michele Mari

Un romanzo d'avventura mosso dalla pura gioia del narrare, che riesce a coinvolgere completamente il lettore

Roderick Duddle (Eunaudi ed.), particolare della copertina

Antonella Sbriccoli

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"Nessuna storia propriamente finisce mai: se ne conclude un segmento, ma questa apparente cesura è solo parte di una storia più ampia, che solo per convenzione (o, se preferisci, per non impazzire), abbiamo limitato ai casi occorsi a certi personaggi in un limitato lasso di tempo" . 

Capita raramente di trovare un libro che, se la si ha, aumenta la voglia di leggere e, se non la si ha, la fa venire. L'ultimo romanzo di Michele Mari  è di questo tipo. Da qualche giorno nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello , assolutamente consigliato come lettura da sperimentare su più livelli, Roderick Duddle ricalca il romanzo d'avventura di dickensiana memoria, ma coinvolge e appassiona con una tale capacità di narrare all'infinito, che è anche un perfetto esempio di storytelling contemporaneo. Del resto, per chi lo conosce, ogni nuova uscita di quest'autore è fonte di pullulante attesa, sempre ripagata da storie che non deludono.

In quest'ultimo romanzo, tutto ruota intorno a Roderick, un ragazzino di dieci anni, ignaro erede di una enorme fortuna, che si muove da un capo all’altro di un’immaginaria Inghilterrra ottocentesca, di cui Mari all'inizio del libro fornisce anche una mappa grafica.

Con una scrittura che egli stesso definisce “semi-passiva ”, lo scrittore si lascia trascinare dai personaggi scaturiti dalla sua fantasia. E' talmente bravo nel giocare con loro, da riuscire a coinvolgere il lettore completamente. Con la stessa modalità usata nei romanzi d’appendice ottocenteschi, lo "spettatore" è chiamato a partecipare in mille modi: come lettore informato, autorevole, volubile, meccanico, drammatico, patetico, comico, curioso, indiscreto, pavido, ingenuo, accorto e mille altri appellativi ancora. Diventa il testimone attonito delle vicende di personaggi che rimangono impressi nella memoria - a volte cinici, a volte incredibilmente commoventi. Ci sono bambini ingenui, una badessa cattivissima, meretrici leggendarie, uomini di legge senza scrupoli, suore ben poco ortodosse, pescatori degni di Conrad, tenutari di bordelli dal cuore inaspettatamente tenero. Tutti si muovono e si agitano all’interno di una storia rocambolesca, piena di situazioni paradossali, divertenti e narrativamente esemplari, in cui niente è come sembra e vero e falso finiscono per confondersi nel "doppio del doppio del doppio".

Quella di Mari è pura gioia del narrare, sospesa in un tempo irreale in cui i protagonisti sono la lingua e le parole, plasmate di continuo. In barba ai canoni più attuali del romanzo, lo scrittore fa l'occhiolino ai maestri dei classici d'avventura - Dickens, Melville, Stevenson, Conrad - riuscendo comunque ad appartenere al presente:

“Pensa a tutto, vertiginoso lettore, somma le attese di tutti in ogni tempo e paese, e ti sfido a non immaginare il nostro pianeta come una palla proiettata nel nulla dalla smania di tutti e di tutto ad arrivare più in là, ancora un poco più in là, la smania di quella cosa lí, sí, quella che stai aspettando anche tu. "

Impossibile, da improvvidi ed entusiasti lettori, non sentirsi partecipi, immersi fino in fondo in questa storia infinita.

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