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'Meglio sole che nuvole' di Jane Alison. La recensione

Un racconto ironico sull’aroma amaro dell’amore

Meglio sole che nuvole di Jane Alison (particolare della cover)

Valeria Merlini

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J vive a Miami, nella lussureggiante metropoli tropicale in cui traduce racconti in versi di Ovidio rimaneggiandoli come forse anche al poeta stesso non sarebbe dispiaciuto. Versi delle opere elegiache dai contenuti amorosi, erotico-didascalico che prendono vita.

Alla base di Meglio sole che nuvole (NN editore), Jane Alison pone l’amore, il suo bisogno e non bisogno, tanto da far pensare a J se “non sia arrivato il momento di congedarmi dall’amore. Che delizia esser liberi dal mostro che toglie il senno, la lussuria!”.

Dopo il fallimento del matrimonio e la sua precedente vita in Germania, J rientra a Miami e vive a Belle Isle in un condominio che ha del grottesco: Love Boat, non solo per il nome che si contrappone alla sua situazione sentimentale, ma perché dovrebbe incarnare il sogno del galleggiamento in acque placide, quello della serenità amorosa, quando invece cade a pezzi. La piscina a forma di clessidra percola acqua nel sottostante garage da anni, tanto che un bizzarro consiglio di condominio decide di chiuderla e di ristrutturala con una spesa folle che lievita da un momento all’altro.

Non è la sola bizzarria nella vita di J. Si va dagli altri inquilini del condominio, come la signora che vive al piano di sopra con il pollice verde pronunciato, alla coppia P e N, marito e moglie trasferitisi a Miami per tentare di alleviare i dolori di lei; poi uno strambo inquilino del superattico, Lino, che una volta ha come accompagnatrici due avvenenti ragazze russe e la volta successiva un energumeno che parla a stento; e poi ancora il francese e il portiere e l’addetta alla corrispondenza del condominio. Una nave di cemento che pulsa insieme alla rigogliosa natura in cui è incastonata.

E dal suo ventunesimo piano J osserva la baia, gli altri condomini e le vite che scorrono in essi, indugiando su alcuni di questi per tentare di delinearne le vite, per occupare il suo vuoto.

J rinuncia alla novità dell’amore per rifugiarsi nelle tutt’altro che appaganti noiose e insoddisfacenti braccia di amanti del passato come Diavolo, Pat-T-Boy e Sir Gold. “Non sono un paese per uomini” dice di sé mentre conta “quanti giorni sono passati dall’ultima volta che ho fatto sesso? Non importa cosa vuole la mente, né cosa ha deciso lei di fare, Mister Corpo non smette di dare problemi”.

Cercando risposte nei versi di Ovidio, J osserva la vita intorno a sé con una fervida immaginazione di amplessi consumati con ogni uomo che la sfiora: sono immagini fantasiose perché relegate in un mondo che poco ha di reale, quando invece si occupa della madre ottantenne che vive altrove, di un gatto in fin di vita e di un’anatra magra e tremante che ha perso il suo stormo.

Conoscitrice di ogni pianta e di ogni fiore, di minerali e materiali, J indugia nel percorrere sempre gli stessi passi, come del resto gli stessi atteggiamenti che le fanno superare un giorno dopo l’altro. Come la nuotata quotidiana nella piscina da cui guarda N che lancia qualcosa e segue con lo sguardo, dal suo ventiduesimo piano, la traiettoria di caduta. Cosa lancia? Perché?

Solo nel finale, doloroso e struggente come solo l’amore di una vita può essere, insieme ad un origami multicolore che cade aprendosi come un paracadute, ci congediamo dal romanzo con una certezza: che alle volte l’amore ha qualcosa di inossidabile legato ad un filo impercettibile che accompagna verso il domani. Senza rompersi, senza scalfire quello che c’è stato, semplicemente congedandosi e accompagnando al livello successivo.

“Congedarsi dall’amore è come congedarsi dalla vita”

La scrittura della Alison e la magistrale traduzione di Laura Noulian sono un viaggio nell’anima di una scrutatrice di se stessa e del mondo.

Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami
di Jane Alison
NN editore, 2018

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