Maturità, Quintiliano, ''Omero maestro di eloquenza'' e le altre opere

La seconda prova di latino per il liceo classico propone un autore che ha fatto dell'insegnamento e della retorica la sua missione

Un'immagine di Quintiliano (Credits: Wikimedia Commons)

Nella letteratura latina viene ricordato come uno dei primi insegnanti pagati dallo Stato dato che nell'anno 78 Vespasiano lo nominò primo "professore" di Retorica affidandogli la prima cattedra statale con uno stipendio di 100 mila sesterzi.

Oggi è proprio lui il protagonista della seconda prova dell'esame di maturità al liceo classico dove l'atteso Cicerone è stato invece messo da parte per far posto a una traduzione del grande oratore e maestro di retorica: "Omero maestro di eloquenza''.

Il brano è stato preso dall'opera per eccellenza di Quintiliano, "Institutio Oratoria" (la formazione dell'oratore), un trattato sintesi di 20 anni di attività di insegnante (dal 70 al 90) che Quintiliano scrisse per spiegare al meglio a chi avesse intenzione di dedicarsi a quest'arte, come fare.

Nel testo dell'intera opera spiega come l'educazione debba essere prima morale e poi intellettuale e di come debba essere affidata a entrambe le istituzioni sociali per eccellenza: prima la famiglia poi la scuola dove la figura del maestro assurge a ruolo centrale non solo in quanto "tecnico" ma anche come presenza umana nella vita del fanciullo. Il retore fa poi una descrizione attenta di come deve essere organizzata negli anni la trasmissione del sapere, da dove iniziare ad insegnare ai bambini e come procedere nel tempo. Quali temi scegliere nell'esercizio della scrittura e della composizione per favorire lo sviluppo del linguaggio, mettendo al centro (oltre alla figura del maestro) anche quella della scuola il cui valore educativo e morale è altissimo, quasi assoluto.

Non c'è più traccia invece, delle altre due grandi opere dell'oratore romano: il De Causis corruptae eloquentiae e Artes rethoricae. Soprattutto nella prima opera denunciava la decadenza dell'insegnamento puntando il dito contro la scarsa preparazione degli insegnanti stessi, l'adozione di tecniche sbagliate (con un attacco duro contro Seneca) e l'abuso delle declamazioni prive di senso e superficiali.

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