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Massimiliano Governi, 'La casa blu' - La recensione

Intimo, asciutto e toccante, un dialogo a due voci che accarezza il senso della vita sullo sfondo del suicidio assistito

La casa blu

La casa blu, particolare del disegno di copertina – Credits: Grafica e illustrazione di Emanuele Ragnisco

Il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani, alias dj Fabo, si recava in Svizzera a morire accompagnato da Marco Cappato, leader dell'Associazione Luca Coscioni. La scelta dell'uomo di spettacolo - tetraplegico e cieco dopo un incidente, costretto ormai come lui stesso diceva in una "gabbia insopportabile" - di emigrare per ricorrere al suicidio assistito, corredata da un videoappello a Mattarella, ha avuto una forte eco mediatica che ha riportato alla memoria drammi analoghi come quelli di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Lucio Magri, Walter Piludu. Ma a distanza di un mese il fine vita sembra già sparito dagli orizzonti, avvolto dalla nebbia di un paese ancora incapace di produrre una legge che tuteli il diritto e l'autodeterminazione della persona in materia di vita e di morte.

Vale la pena invece tornare a rifletterci riprendendo in mano un romanzo breve di rara intensità, uscito circa un anno or sono. La casa blu di Massimiliano Governi è la meta cui sono diretti un padre e suo figlio quindicenne, partiti in auto dall'Italia verso una cittadina svizzera dove ci sono persone che di mestiere si prendono cura di chi ha deciso di smettere di vivere. Quella Svizzera che non ha mai avuto monumenti ai caduti, la Svizzera algida e perfetta come un'opera di modellismo paesaggistico, ricca monade nel cuore d'Europa senza identità apparente. La Svizzera dove il suicidio assistito è legale dal 1942.

In circa cinquanta quadri costruiti perlopiù in forma dialogica, lo scrittore affronta un duplice percorso dell'anima verso quel luogo fisico e simbolico. La voce dello scrittore resta in sottofondo, non c'è mediazione fuori campo se non per qualche notazione tecnica sulla legge svizzera, che non proibisce il suicidio per depressione anche se ha istruito i suoi addetti a disincentivarlo. Tutto è affidato ai dialoghi, compresi i silenzi, i sogni e i non detti. Nella seconda parte entra in scena un terzo personaggio, un uomo sopravvissuto allo sterminio della propria famiglia da parte di un killer efferato. L'evento aveva suscitato un'ossessione quasi morbosa nel padre del ragazzo, giornalista e scrittore. Ora ritorna nelle sembianze di quell'uomo a cui il destino pare collegarlo misteriosamente. Depressione, fallimento, senso di colpa, angoscia, metastasi: c'è un motivo più valido di un altro per desiderare di morire?

Governi è uno scrittore che ama trarre dalla cronaca gli spunti per coraggiose introspezioni individuali sullo sfondo di questioni complesse come qui il suicidio assistito, o il crac economico americano nel precedente romanzo, Come vivevano i felici. Nel viaggio verso La casa blu il filo drammaturgico e il sottofondo etico-psicologico-esistenziale si compenetrano in una sceneggiatura moderna, ispirata a un patchwork di fonti cineletterarie: la serie TV True Detective, Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, interpretato da Leonardo di Caprio sul grande schermo, A sangue freddo di Truman Capote, la Trilogia di Agota Kristof, David Foster Wallace e la sua scelta estrema.

Il lupo e il pettirosso, il predatore e la preda, l'orgoglio e la perseveranza, la luna e il sole, la malattia e la fortezza. Spesso sono soltanto facce di una stessa medaglia, compresenze nel carattere di una persona. Ma un padre e un figlio come fanno a conoscersi davvero se il primo è caduto in depressione proprio mentre il secondo ha imboccato la tortuosa via dell'adolescenza? Strada facendo, durante il viaggio verso la Casa, in maniera imprevedibile il muro si sgretola. Entrambi cominciano a parlare e si accorgono di somigliarsi. Mentre il figlio comprende che la meta ha a che fare con una scelta di vita più che con il lavoro di suo padre, costui apprende che suo figlio, proprio come lui, è una persona sensibile con il talento per la scrittura.

Libro dalla lettura scorrevolissima, ad alto impatto emotivo, La casa blu resta sospeso tra la gravità dell'esergo di Albert Camus ("Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio") e una musicalità struggente, affidata alla voce di David Bowie che all'epoca del film Ziggy Stardust anticipò il gran finale interpretando My Death, una poesia di Jacques Brel: "My death waits like a Bible truth. At the funeral of my youth - La mia morte attende come una verità biblica al funerale della mia giovinezza". "Il testo della canzone è un continuo strapiombo" dice il protagonista leggendola al figlio, "ma non si arriva mai allo schianto". Proprio come questo romanzo, in cui anzi la vita e la morte si passano il testimone cambiando continuamente direzione.

Massimiliano Governi
La casa blu
edizioni e/o
144 pp., 10 euro

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