Mario Vattani, un noir d'amore per il Giappone

Un giovane italiano a Tokyo, vive in modo maniacale l'immersione nella cultura giapponese. Una somma di denaro cospicua lo spinge in una spirale oscura

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Mario Vattani, Doromizu. Acqua torbida (particolare della copertina) – Credits: Mondadori

Redazione

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Mario Vattani, Doromizu. Acqua torbida (Mondadori 2016) è un noir sui generis. Sì perché sconfina nel romanzo d'amore, con passaggi e toni stuggenti. Amore per il Giappone e le sue donne, eleganti e tragiche.

Vattani (classe 1966) – che è diplomatico, tra l'altro ha lavorato come Capo dell’Ufficio Commerciale dell’ambasciata italiana a Tokyo e come Console a Osaka – ambienta il romanzo a Tokyo nel 2001.

Alex, uno squattrinato giovane italiano, si trova nella capitale giapponese con un visto di studio. Orfano di madre è cresciuto a Londra.

La mancanza di un’identità precisa si esprime nella passione per la cultura giapponese totalmente diversa e che Alex vive in modo maniacale, attraverso il cinema, le donne, il mercato del sesso, e anche il lungo e doloroso tatuaggio tradizionale, l’irezumi.

Improvvisamente riesce a mettere le mani su una grossa somma di denaro.

L’inaspettata ricchezza coincide con la sua prima occasione di fare l’aiuto regista nel mondo del cinema giapponese, naturalmente partendo dal gradino più basso, il porno hentai (perverso).

Le coincidenze lo spingono in una spirale oscura, una vera discesa agli inferi verso i luoghi più viziosi e inimmaginabili della capitale nipponica.

Mario Vattani, Doromizu. Acqua torbida, Mondadori 2016

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