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Maffia & Co. – Riflessioni sul capitalismo criminale

Ecco quali sono i risvolti economici, sociali e culturali del fenomeno mafioso, nel recente saggio di Andrea Leccese

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Andrea Bressa

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Non si è mai fuori luogo parlando di mafia. Se da una parte le organizzazioni criminali sembrano godere di un’apparente infinita buona salute, dall’altra si assiste negli anni a una sempre più profonda presa di coscienza del pessimo ruolo che gioca il fenomeno mafioso nella nostra società. Grazie a numerose inchieste, ai tanti testimoni, sacerdoti, giornalisti, giudici e imprenditori impegnati e anche grazie ai sempre più frequenti studi e pubblicazioni che denunciano, analizzano e propongono soluzioni.

In quest’ultima categoria troviamo Maffia & Co. (edito da Armando), recentissimo libri di Andrea Leccese, saggista pugliese che propone una lettura chiara e molto interessante. Riflessioni sul capitalismo criminale è il sottotitolo che fornisce un efficace punto di partenza per comprendere il filo logico di questo saggio.

Si parte dal confutare (per l’ennesima volta, ma non fa mai male ripeterlo) il solito luogo comune che vede la mafia come un fenomeno esclusivamente meridionale (del resto 'maffia', con due effe, è un termine antico toscano, che significava 'boria'). Sentenze, studi, relazioni parlamentare, pentiti, testimoni: esistono un’infinità di prove e dati che dimostrano come i tentacoli del fenomeno si possano tranquillamente osservare ovunque in Italia e anche oltre i nostri confini.

Il motivo è molto semplice, spiega Leccese: un’associazione mafiosa (anche seguendo ciò che dice l’articolo 416-bis del Codice Penale) esiste “ogni vola che c’è un gruppo organizzato di soggetti che vogliono arricchirsi, commettendo reati o gestendo attività economiche, grazie alla loro fama di violenza”. E proprio questa fame di ricchezza fa sì che, inevitabilmente, vengano stabilite relazioni privilegiate con economia legale e istituzioni. Un’infiltrazione che spesso diventa vera e propria collaborazione. L’obiettivo economico e la brama di potere trovano un ambiente naturale perfetto nella società capitalistica, fondata sul consumo, sulla necessità di avere sempre di più e sul primato dell’individuo (o della ristretta cerchia familiare) rispetto al benessere della collettività. Non a caso il peggior incubo per il mafioso non è certo il carcere o la morte violenta, ma quello di vedersi sequestrate tutte le ricchezze accumulate.

È dunque anche un problema sociale, che pervade le nostre istituzioni e le nostre vite private. Occorre una rivoluzione culturale che parta dal basso, accompagnata in modo virtuoso dallo Stato e dai suoi rappresentanti. Secondo Leccese, la Chiesa, la scuola, la società civile e le istituzioni devono essere i punti di partenza per questo cambio di prospettiva, che possa sostituire il culto dell’interesse privato con quello per il bene pubblico.

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Maffia & Co. - Riflessioni sul capitalismo criminale
di Andrea Leccese
(Armando)
96 pagine

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