Libri

L'usignolo di Kristin Hannah - La recensione

Un romanzo potente, che omaggia il coraggio e la resistenza delle donne durante la Seconda guerra mondiale

Kristin Hannah, L'usignolo

Antonella Sbriccoli

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Scrivere di tempi di guerra é molto stimolante per un autore. I periodi più difficili sono anche quelli in cui si possono sperimentare tanti aspetti della natura umana, creando personaggi che si fanno portatori di sensazioni forti: paura, coraggio, dolore, rassegnazione, eroismo, corruzione. Poche storie, però, riescono a coinvolgere il lettore come L'usignolo di Kristin Hannah: ci si sente talmente immersi nel racconto, da percepire il rombo degli aerei tedeschi e immaginarsi nel giardino di Isabelle e Vianne Mauriac, le protagoniste, mentre sono intente a coltivare quel poco che resta dell'orto della loro casa nella Valle della Loira.

Il libro, rimasto per mesi in cima alle classifiche di vendita negli Stati Uniti, racconta gli orrori della guerra attraverso le vicende di due sorelle nella Francia occupata dai nazisti. Da Parigi al paesino di Carrivau, alla zona di confine con i Pirenei, quello che Kristin Hannah descrive è un Paese devastato, privo di cibo e depredato dai tedeschi. Gli uomini sono tutti al fronte e tocca alle donne condurre la loro battaglia per sopravvivere. Sono loro a popolare le città assediate, resistendo nell'ombra. Quelle descritte da Kristin Hannah appartengono a una generazione silenziosa. Sanno "quanto valga dimenticare, quanto sia importante reinventare" e sono disposte a correre il rischio di vedere la propria esistenza sradicata a causa di una sola scelta per difendere ciò in cui credono. Quando tutto sarà finito, per loro non ci saranno parate, menzioni o medaglie nei libri di storia. Eppure saranno loro a raccogliere i cocci di ciò che è rimasto e a ricominciare daccapo.

"Oh, per l'amor del cielo, Isabelle. Parigi è stata invasa. La città è controllata dai nazisti. Cosa può fare una ragazza di diciotto anni contro tutto questo"?

In realtà Isabelle farà molto.

Kristin Hannah non è la prima a raccontare la guerra con una prospettiva tutta femminile, ma riesce a farlo fondendo una documentazione molto accurata con la giusta dose di sentimentalismo, non sfociando mai nel banale e nel già letto. Per questo ci si sente autenticamente vicini a tutti i personaggi: a Isabelle lungo il sentiero dei Pirenei, mentre, con il nome in codice di "Usignolo", fa passare il confine ai soldati inglesi e americani, mettendoli in salvo; a sua sorella Vianne, mentre prende decisioni difficilissime e subisce violenze fisiche e psicologiche; al capitano tedesco Beck, costretto ad applicare la legge della forza, ma che sarebbe un brav'uomo, se solo si trovasse dall'altra parte della barricata; a tutti i bambini del romanzo, a cui la guerra ha rubato l'infanzia, l'adolescenza, o la vita.

Nei ringraziamenti in fondo al libro, l'autrice definisce questa storia "un parto d'amore". Dopo averla letta, non si può che darle ragione.


Kristin Hannah, L'usignolo

Mondadori, 2016

468 p.

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