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'Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame', la recensione

Inedito per oltre un secolo, il romanzo James De Mille ricorda le avventure di Verne, Swift e Salgari

Pubblicato per la prima volta nel 1888, otto anni dopo la morte del suo autore, James De Mille, il romanzo Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame (edito da Marcos Y Marcos) rappresenta un piccolo gioiello letterario che abbiamo finalmente il piacere di poter leggere anche in Italia, dopo quasi 130 anni di oblio.

Il pregio di questo libro risiede nella sua capacità di proiettare il lettore in un'atmosfera avventurosa che da tempo non si trova (e del resto non si può più trovare) nella produzione letteraria, fatta di quella innocente, leggera e gioiosamente intensa forza narrativa che riporta alla mente immediatamente Jules Verne, Jonathan Swift o Emilio Salgari.

La trama è questa: sul Falcon, un veliero bloccato dalla bonaccia tra Madeira e le Canarie, Lord Featherstone e i suoi tre compagni di navigazione ingannano la noiosa attesa facendo gareggiare barchette di carta nella calma piatta dell'oceano. Ma il gioco riserva qualcosa di molto più interessante, che ha la forma di un cilindro di rame che galleggia sul pelo dell'acqua. All'interno dello strano oggetto trovano un misterioso manoscritto, firmato da un tale Adam More, naufrago in terre sconosciute che ha voluto affidare chissà quanto tempo prima un messaggio ai flutti. I quattro amici leggono e scoprono così l'incredibile storia di More, il quale, dopo una deriva tra enormi vulcani e l'attraversamento di un canale sotto i ghiacci, racconta di essere approdato su una terra rigogliosa, abitata da strani uomini. Sono questi degli esseri gentili e accoglienti, che hanno però in odio la luce, l'amore e la vita stessa. Per loro la povertà è un pregio, mentre ricchezza e potere delle maledizioni da evitare. Il loro modo di essere generosi con Adam si concretizza con l'offerta di una morte gloriosa e la separazione dalla donna che ama, Almah, anche lei giunta per caso in quella terra misteriosa. L'alternativa a tutto questo è la fuga. O forse no?

È dunque una storia in grado di far viaggiare lontano in posti fantastici, soddisfando anche il doppio bisogno di chi ama leggere: evadere dalla realtà, trovandone al contempo una chiave di lettura alternativa, capace di aiutare a migliorare i rapporti con tutto ciò che di diverso da noi può proporre il mondo.

Curiosa anche la storia dell'autore, James De Mille, figlio di un ricco mercante Canadese che durante la sua vita viaggiò a lungo sui velieri del padre, conoscendo l'Europa e fermandosi per un certo periodo anche in Italia. Fu un uomo molto colto e curioso: pare avesse una grande passione per le lingue (sembra ne conoscesse dodici), per i luoghi sconosciuti e per le persone e gli usi stranieri. Nella sua carriera ha prodotto una trentina di opere, nessuna delle quali è stata mai pubblicata in Italia.

James De Mille
Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame
Marcos Y Marcos
332 pagine
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