‘Lo Hobbit’ di Tolkien e i nazisti

Lo scrittore impedì a un editore tedesco di trasformare la storia di Bilbo Baggins in uno strumento della propaganda nazista

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Particolare della copertina de Lo Hobbit – Credits: Adelphi

Andrea Bressa

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La letteratura ha sempre dovuto fare i conti con le strumentalizzazioni del potere politico, soprattutto se quest’ultimo è parte di un governo non democratico. Non sfuggì alla regola nemmeno J.R.R. Tolkien, i cui scritti suscitarono negli anni Trenta l’interesse dei nazisti.

Nel 1937 Tolkien pubblicò Lo Hobbit , il suo primo romanzo. Il libro venne notato da un editore tedesco: la suddivisione dei personaggi in varie specie, ciascuna dotata di caratteristiche fisiche e morali ben definite, dovette sembrare ai nazisti uno strumento utile per inculcare l’idea della superiorità di certe razze sulle altre.
 
L’editore inviò dunque a Tolkien una lettera in cui lo pregava di concedergli lo sfruttamento dei diritti. In ossequio alle leggi naziste, per poter essere pubblicato in Germania lo scrittore inglese avrebbe però dovuto dimostrare di vantare una discendenza ariana.

Inutile dire che l’autore del Signore degli Anelli declinò l’offerta dando sfoggio di un’ironia molto british: “Mi duole molto non aver ben chiaro che cosa voi intendiate con il termine ‘ariano’. Io non sono di discendenza ariana, poiché gli ariani sono indo-iraniani. E né io né alcuno dei miei antenati abbiamo mai parlato hindi, farsi, gitano o altri dialetti simili”.

Qualche anno dopo, a guerra ormai iniziata, Tolkien ebbe modo di ricordare tale episodio in una lettera al figlio, utilizzando però toni decisamente meno pacati: “In questo conflitto non dimentico di avere una certa questione in sospeso con quel piccolo, zotico ignorante di Adolf Hitler”.

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