"L'invenzione della frontiera"

Materiali, politici o simbolici. I confini contemporanei nel libro di Federico Simonti

Copertina Simonti alta ris CMYK

Federico Simonti, "L'invenzione della frontiera", Odoya editore – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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"Il muro di Berlino è ormai un souvenir spesso taroccato" e per conoscere i muri di oggi è meglio "dirigersi in qua e in là nel mondo, perché oggi imbattersi in un muro è più facile di trent'anni fa". Parola di Federico Simonti, autore di "L'invenzione della frontiera", in uscita per l'editore Odoya.

Il concetto di frontiera in effetti è quanto mai attuale, anche se sembra stridere con la globalizzazione cui siamo sempre più abituati. Ma di muri ce ne sono moltissimi, completati o in fase di realizzazione. Per questo l'autore si sofferma ad analizzare i confini materiali, politici o simbolici a partire dalla storia e dalla definizione della parola frontiera, per passare alla declinazione postmoderna del binomio libertà/sicurezza, fino a giungere alla contemporaneità.

È di oggi infatti il dibattito sui confini in guerra, come quello della città di Kobane che delimita la regione autonoma di Rojava dalla Siria, dove si combatte una guerra tra l’esercito integralista dell’Isis e i combattenti kurdi: due stati informali a confronto. Se il concetto romano di limes si è poi consolidato in quello di Stato-Nazione, ora la globalizzazione dei mercati ha creato confini più mobili ma più terribili. La teoria dell’Impero di Toni Negri e il concetto di società liquida di Baumann sono i due riferimenti teorici di questo volume che ci porta a riflettere su un cambio di paradigma, su una nuova cornice concettuale in cui l'idea di confine va inserita: se il muro di Berlino serviva a non “far uscire” i cittadini sovietici alla ricerca di un futuro migliore nel dorato mondo atlantico del libero mercato, le frontiere attuali dell’Unione Europea e degli Stati Uniti funzionano un po’ come la Barriera di ghiaccio del Trono di Spade a significare “da qui in poi non siamo riusciti a bonificare”.

Un capitolo a fumetti racconta di Panmunjon, la frontiera tra la Corea del Sud e quella del Nord, fino ad approdare alla seconda fase del saggio, in cui si parla del terzo spazio: l'ibridazione tra culture diverse, un "luogo" che consente ad altre realtà di emergere. Questo il fil rouge che conduce alla conclusione del libro: "La frontiera è un fatto vero e insieme il presentimento di un mondo che si spinge oltre", scrive Simonti. Ovvero, un invito a ragionare sull'identità e sull'appartenenza, e su un noi in grado di essere anche altro.

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Federico Simonti, "L'invenzione della frontiera", Odoya, 22 euro (in libreria dal 30 gennaio)

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