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Leggi Wulf Dorn, ed è subito Phobia

L'autore de "La psichiatra" in un thriller psicologico che fa leva sulle nostre paure più profonde

Wulf Dorn, Phobia (Corbaccio ed.). Particolare della copertina

Antonella Sbriccoli

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Se frequentate i siti di libri non solo italiani, da qualche mese vi sarà capitato di imbattervi in un volume dalla copertina che rimane impressa nella mente. Su fondo nero, spicca una testa di bambola senza occhi, bruciacchiata da un lato, con una scritta in un font che sa di fumo e un titolo che ha lo stesso suono in tutte le lingue: Phobia. È la cover tedesca del nuovo romanzo di Wulf Dorn, dal 2011 riconosciuto come uno degli autori europei di psicothriller più originali, amatissimo dai lettori italiani. 

Wulf Dorn, Phobia. Particolare della copertina tedesca

Wulf Dorn, Phobia. Particolare della copertina dell'edizione tedesca

La paura è un tema onnipresente nella nostra società, come dimostrano i media. Temiamo i cataclismi, l'inquinamento, i cambiamenti climatici, le radiazioni, i cibi tossici e le epidemie, così come l'inflazione, la disoccupazione e la vecchiaia

Peccato che l'immagine sia stata modificata per l'edizione italiana, pubblicata da Corbaccio, perché nella testa di bambola c'è molto del libro: la solitudine, la devastazione provocata da un'esplosione, l'inquietudine, una parte della trama. Ma, sopra ogni cosa, chi la guarda prova paura.

La Phobia dai mille volti angoscia tutti i personaggi del romanzo. Per Sarah e per suo figlio di 6 anni ha l'aspetto dell'uomo sfigurato che si insinua nella loro vita; per Mark Berendt, un personaggio caro a Dorn, che i fans de La psichiatra conoscono già, è la vita stessa; per il detective che indaga sulle scomparse e i presunti omicidi intorno a cui si sviluppa la storia è l'incapacità di fidarsi delle vittime. Per Wulf Dorn assomiglia all'integralismo religioso, che minaccia il nostro mondo con azioni terroristiche. Non è un caso che la trama del libro prenda spunto da un fatto realmente accaduto a Londra dopo l'11 settembre, una data che ha segnato per tutti uno spartiacque nel sentirsi "al sicuro" nel mondo.

Di Phobia abbiamo parlato direttamente con l'autore, a Milano per l'uscita dell'edizione italiana di questo thriller tutto psicologico. Classe 1969, un passato di logopedista in una clinica psichiatrica - le storie dei pazienti che ha conosciuto continuano a fornirgli spunti per le sfaccettature psicologiche dei suoi personaggi - Dorn è diventato famoso dopo aver pubblicato La psichiatra nel 2011, a cui deve la sua notorietà, confermata dai libri successivi: Il superstite (2011), Follia profonda (2012), Il mio cuore cattivo (2013). Da qualche anno è diventato uno scrittore a tempo pieno:

Dopo il successo de La psichiatra, gli impegni legati alla scrittura sono diventati inconciliabili con il mio lavoro in clinica. Viaggio molto e ho bisogno di giorni interi per concentrarmi, perché scrivere richiede disciplina, tempo e creatività. Così ho iniziato a dedicarmi a scrivere i miei libri a tempo pieno. Sono riuscito a fare della mia passione per la scrittura una professione. È un sogno che è diventato realtà.

Simpatico e gioviale, Dorn ci ha raccontato la sua forte attrazione per i film di Hitchcock e David Lynch - a casa sua, in Germania, ha una videoteca ricchissima -, i libri di H. P. Lovercreaft, i thriller di Ken Follett e Paul Cleave e le storie di Donato Carrisi, di cui consiglia di leggere Il suggeritore. Gli piacciono i meccanismi del giallo classico, mentre non ama le storie di horror piene di sangue che utilizzano la violenza per far crescere la tensione. Ciò che crea empatia con il lettore sono, infatti, personaggi reali e comuni:

Quando comincio a maturare l'idea di una certa trama rifletto su chi potrebbe essere il più adatto a interpretare il ruolo principale. Scelgo il personaggio, che deve essermi simpatico e il più possibile reale, perché insieme trascorreremo un anno e anche di più. La vera paura si insinua nella mente del lettore attraverso la costruzione della storia. Sarà l'immaginazione a fare il resto.

Lo studio della psicologia dei personaggi rappresenta da sempre la caratteristica principale dei suoi thriller, dai quali Phobia non si discosta. Il libro si apre con il rientro in casa della protagonista di un uomo che parla come suo marito, indossa i suoi abiti, guida la sua macchina, ma non è Stephen. E' "Alto, forte, veloce", ma, soprattutto ha il viso completamente sfigurato. Dopo essere riuscita a fuggire, Sarah racconta tutto alla polizia. Un estraneo è entrato in casa sua, il padre del suo bambino è scomparso, ma nessuno le crede. Dovrà arrivare alla soluzione dell'enigma da sola, ricorrendo all'aiuto del suo amico psichiatra Mark. Man mano che si procede, il quadro sull'uomo pieno di cicatrici si complica. Intuiamo, grazie a Dorn, che sotto all'apparenza c'è una realtà ben diversa e anche il male non è tutto nei personaggi apparentemente malvagi. Passo dopo passo, attraverso la storia Dorn fa leva sulle insicurezze del lettore, che passa dal piano del racconto a quello delle proprie proprie emozioni, realizzando lo scopo dell'autore:

Per me è importane che i lettori partecipino alle vicende che capitano ai protagonisti. Che cosa succederà? Se la caveranno? Se chi legge si fa queste domande, allora saprò di aver fatto un buon lavoro.

Con Phobia, Dorn ci è riuscito. 


Wulf Dorn a Milano

Wulf Dorn a Milano

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