L'amante della massaggiatrice cinese
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'L’amante della massaggiatrice cinese' di Rosa Santoro. La recensione

Amaro come la solitudine

Il piacere della lettura è qualcosa di impagabile. Sin dalle prime pagine, anzi no, dalle prime righe come dice un buon editor, deve dire se non tutto molto.
Leggendo le prime righe di L’amante della massaggiatrice cinese ammetto di essere caduta in confusione. Pensieri contorti e immagini sfuocate. Vado avanti.

L’amante della massaggiatrice cinese (Arduino Sacco editore) di Rosa Santoro racconta pagina dopo pagina le emozioni (una sola a predominare su tutte) e i sentimenti (maschili quando non meschini) di un uomo verso la giovane massaggiatrice vista osservata e spiata dalla finestra di casa.

Lui è un professore sessantenne in pensione, senza famiglia, solo, alle prese con la morfina per placare il dolore fisico di una malattia, per sedare le pene dell’animo. La storia ci fa intravedere scorci della sua professione quando, in aula, osservava le allieve a gambe più o meno strette. E immediatamente il pensiero va alla Lolita che sa dare e sa togliere e alle lezioni di vita impartite.

“Lei è la mia giovinezza”.

La Lolita in questione è la massaggiatrice Amneris, una delle tante donne che lavorano nei centri cinesi, come lui è uno dei tanti uomini che affollano a loro volta gli stessi centri. Lui si invaghisce di lei. Lei lo massaggia, forse lo masturba. Forse lui lo immagina solo.

Non posso provare empatia per nessuno dei personaggi: una è schiava, l’altro un classico cliente che, volendo usare degli stereotipi, traballa tra il lascivo e il folle. Non sempre è chiaro se l’incontro, il massaggio o la masturbazione quando non l’atto completo, viene realmente vissuto o solo sognato attraverso la siringa di morfina.

Lei una vittima, non si può credere all’amore. Una schiava persino. Perché riesce difficile uscire oltre le mura di quel luogo, scusa che prende invece la Santoro per disquisire sulla potenza Cina, poi sulla debolezza e decadenza dell’Italia; con le visioni inevitabili (quando non invincibili) di un giovane che tanto si dovrà scontrare con la vecchiaia; con lo stereotipo del maschio che può essere solo felice con un’amante.

Il vecchio vive il tormento del corpo di lei toccato da un altro, dell’idea che le mani di lei sfiorino un corpo vigoroso nel fiore degli anni quando, a lui, non restano che attimi. Lei agisce con sguardi, nessuna parola, lui rimugina, scrive, dipinge, la ama.

La ama come può essere l’amore della solitudine. Amaro.
Io finisco impotente l’ultima pagina. Con l’amaro in bocca. Quello dell’insoddisfazione.

L’amante della massaggiatrice cinese
di Rosa Santoro
Arduino Sacco editore, 2015
(124 pagine)
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