‘La linea di fondo’: il calcio come metafora della vita

Un campione fallito al centro del romanzo d'esordio di Claudio Grattacaso, probabile concorrente al premio Strega

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Un particolare della copertina de La linea di fondo, esordio di Claudio Grattacaso – Credits: Nutrimenti

Andrea Bressa

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Ci ha decisamente convinto l’esordio letterario di Claudio Grattacaso, La linea di fondo (edito da Nutrimenti), un intenso romanzo sulla parabola fallimentare di un campione di calcio. Non è un romanzo di formazione, piuttosto di “ri-formazione”, in cui il protagonista è costretto a fare i conti con le conseguenze delle azioni passate, inseguendo attraverso il ricordo una migliore consapevolezza e, magari, una seconda possibilità.

José Pagliara, detto Freccia, è stato un calciatore fuoriclasse, uno di quelli che ha un dono prezioso. Avrebbe potuto giocare in serie A, diventare un grande campione, ma la vita a volte sembra divertirsi sadicamente: un grave infortunio stronca la carriera di José e il ritorno sui campi da gioco è solo in serie C.

Una frustrazione sempre più profonda lo trascina verso la pericolosa strada del calcio scommesse, tra partite truccate e turate di naso di fronte a meschine situazioni. José, ventisette anni dopo quel fallo da macellai, riflette sulle aspettative disattese, con una moglie ogni giorno sempre più chiusa in se stessa, vittima di una depressione affossante, e una figlia assente, che lo evita come fosse colpevole di ogni male del mondo.

José guarda indietro, per trovare il bandolo della matassa. Racconta il suo passato da un presente grigio, provando a recuperare quel momento, quella fatale scelta a uno dei tanti bivi della vita, che ha scatenato la caduta verso il fondo. Anzi, verso la linea di fondo, dove il campo di gioco finisce.

"Se potessi tornare indietro, cos'è che non rifaresti?", chiede Aldo, l'amico più caro di José. Ma forse non c'è un singolo episodio, non c'è un solo momento da recuperare nella memoria, da cui partire per riaggiustare il tiro. Le dinamiche che lo hanno portato verso il fondo assomigliano più a "una serie di piccoli mattoni e ci siamo trovati davanti a un muro. Il mare in cui affoghiamo è formato da tante piccole gocce".

È lo stesso Freccia a raccontarci del suo passato, attraverso salti temporali avanti e indietro nel tempo: gli anni Settanta e le epiche partitelle nei campetti di periferia con gli amici di scuola; gli anni Ottanta e Novanta, con la carriera da professionista, l’infortunio e le illusioni di un ambiente più marcio di quello che appare; l’oggi dell’ex atleta disilluso, pieno di fantasmi e con una famiglia a pezzi.
 
Non siamo per nulla sorpresi che Claudio Grattacaso, classe 1962, con La linea di fondo sia stato segnalato all’ultimo Premio Calvino e che probabilmente sarà in corsa per il prossimo Premio Strega. Il suo esordio convince, grazie a uno stile privo di inutili manierismi e un intreccio sapientemente orchestrato. E, soprattutto, si conferma la formula vincente di usare lo sport come metafora della vita.

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- La linea di fondo – Claudio Grattacaso (Nutrimenti)

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