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'La fragilità delle certezze' di Raffaella Silvestri. La recensione

Una storia malinconica in cui la rilettura del passato fa superare incertezze e fragilità sopite

La fragilità delle certezze di Raffella Silvestri

Valeria Merlini

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Una Milano con vista parco ai giorni nostri. Un teatro nobile, uno dei suoi uffici vecchio e polveroso. L’aula di un’università gremita di volti in attesa che il professore, l’esimio Maestro, proferisca il verbo.
Ma anche la Milano del passato, fatta di metropolitana e bar di quartiere, classi liceali e scelte di vita. E una Montecarlo abbagliante che nasconde, nemmeno poi tanto bene, vizi e viziosi appagati dalla moneta sonante (solo dollari o euro).

Questo lo sfondo al nuovo romanzo di Raffaella Silvestri, La fragilità delle certezze (Garzanti), in cui le certezze non appartengono a nessuno, men che meno alla protagonista. Anna si destreggia tra l’oggi, quello in cui ha avviato una startup di successo con l’amico fidato di sempre, Marcello, e i ricordi del mondo liceale e universitario in cui corre una fragilità che non le concede la capacità di apprezzare un singolo istante di una vita che scorre impietosa e che, forse senza rendersene conto, scivola nemmeno poi tanto lentamente trascinandola nell’abisso di una nuova rinascita.

Occorre cadere per potersi rialzare, sbucciarsi le ginocchia e piangere lacrime amare per poter rialzare la testa.

L’università sbagliata legata al mondo del teatro che le fa incontrare Valerio Bonfanti, docente prima e amante poi. L’uomo sbagliato. La figura che sin dall’inizio non ho apprezzato e di cui non ho condiviso l’ego. Per non parlare della trascuratezza del loro rapporto, un legame non condiviso da nessuno dei due.

Anna va avanti, si destreggia tra malumori, preoccupazioni e sensi di colpa mai superati tamponando con l’Azerax un senso di inadeguatezza che non la fa amare. Difficile provare empatia nei suoi confronti: non sappiamo nulla di lei che ce la faccia immaginare, troppo distante dalle stesse pagine del libro in cui viene incastrata.

A distrarci arriva Teo, inserito nella startup insieme ad Anna e Marcello. Schivo, freddo e calcolatore, una macchina che sa far soldi. E bene.
Anche Teo ha armadi chiusi su un passato che lo rende distante e spesso sfuggente. Un dolore oscuro taciuto per molti anni che, solo con Anna, solo per necessità, solleveranno Teo e invertiranno i ruoli: al crollo di Teo corrisponderà la rinascita di Anna, in un gioco delle parti complementare e complice. Che lascia intravedere finalmente il giusto proseguimento per la vita di ognuno dei due ragazzi: vivere le proprie certezze senza più fragilità.

La fragilità delle certezze
di Raffaella Silvestri
Garzanti, 2017

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