La biografia di Mick Jagger: 70 anni e non sentirli

La (lunga) vita di un icona culturale del nostro tempo, in un libro

– Credits: Mondadori

redazione inMondadori.it

-

"Meglio morto che cantare ancora Satisfaction a quarantacinque anni": così diceva il giovane e sfrontato Mick Jagger tanto ma tanto tempo fa. Adesso però di anni sta per compierne settanta (ben portati, bisogna ammetterlo) e ancora oggi canta Satisfaction alla fine di ogni concerto. La canterà di sicuro anche a Hyde Park, nel corso dello prossimo show londinese degli Stones, il 13 luglio. Pochi giorni dopo, il 26, festeggerà il suo settantesimo compleanno. In occasione della ricorrenza, la lunga vita di Jagger viene raccontata in una bella biografia appena in uscita nelle librerie italiane. L’autore è Philip Norman, classe 1943 al pari di Jagger e già biografo di gente come Beatles, John Lennon, Buddy Holly, Elton John e naturalmente Rolling Stones.

In questo libro però gli Stones finiscono sullo sfondo: il palcoscenico delle pagine è tutto per il loro front man. Un Jagger molto più serio di quanto si creda. Un musicista puntuale e coscienzioso. Un rampollo della borghesia, iscritto alla London School of Economics, la Bocconi inglese, prestigiosa scuola per chi, da grande, non vuol fare il cantante ma casomai l’economista, il premio Nobel o il capo del governo. Jagger rischiava infatti di trovarsi a frequentare compagni di studi come l’attuale regina di Danimarca o l’italiano Romano Prodi.

Poi per fortuna arrivò il rock & roll e Jagger divenne lo scrupoloso contabile del patrimonio musicale ed economico prodotto da una band di simpatici scapestrati. Senza la lucidità di Mick, sostiene Norman, gli Stones sarebbero "scomparsi dalle scene già nel 1968”, disintegrati da alcol e droghe, o affondati sul fondo di una piscina nella villa di Brian Jones. E invece.

Attenzione, naturalmente non mancano i resoconti dettagliati degli episodi storici più famosi: la maledizione di Altamont, le storie di amore e sesso con le più belle donne del jet set, l’oramai millenaria convivenza con Keith Richards. Ma rispetto ad altri testi del genere, Norman lascia da parte gli stereotipi sul divo demoniaco che Jagger, in realtà, non è mai stato (se non al momento di salire in scena per esibirsi). Casomai il biografo si preoccupa di sfatare qualche leggenda. E di togliere parecchi veli alla proverbiale riservatezza dell’uomo che, di fatto, prima di tutti ha inventato la piacevole e redditizia professione della rockstar. Un personaggio perfetto per fare il protagonista di una biografia che sembra un romanzo.

 

Mick Jagger
di Philip Norman
Mondadori
629 pagg., 24 euro

© Riproduzione Riservata

Commenti