"L'ovale rimbalza male", dal rugby alla vita nelle storie di tre campioni

Gettarsi nella mischia: tre atleti-gentiluomini raccontano l'etica di uno sport e la loro filosofia di vita, dagli esordi in Argentina all'incontro romano con Papa Francesco. Titolo alternativo: i politici non hanno mai giocato a rugby.

L'ovale rimbalza male, particolare della foto di copertina – Credits: © ph. S. Pessina per Adidas © alswart - Fotolia / © Cyril Comtat - Fotolia

Michele Lauro

-

I gladiatori del nostro tempo sono tre uomini dal fisico bestiale e dall'animo sensibile, come traspare dai loro occhi da cerbiatto anche quando si mettono in posa da duri. Cittadini del mondo, una due tre patrie nel torace capiente, hanno dedicato la vita a uno sport che li ha ricompensati insegnando loro qualcosa della vita: il rugby. Le storie di Martín Castrogiovanni, Gonzalo Canale e Sergio Parisse, colonne della Nazionale italiana, sono raccolte dall'ex rugbista Nicola Mostardini in un libro semplice e schietto, pieno di passione: L'ovale rimbalza male .

"Con che scarpe attraverseremo, queste domeniche mattina / e che voglie tante, che stipendi strani / che non tengono mai". Erano Italiani d'Argentina come quelli ritratti da Ivano Fossati nell'omonima canzone i genitori di Castro, Gonza e Sergio. File di denti al sole che nel dopoguerra trovarono laggiù lavoro, famiglia, opportunità. Cambiati i tempi, il nuovo millennio si presentò ai primogeniti con la faccia della svalutazione e della disfatta economica. Così appena maggiorenni hanno ripercorso all'inverso il cammino dal Sudamerica all'Europa, scegliendo il vecchio continente per formarsi come uomini e coltivare l'immenso talento.

Una "zuffa con moltissime regole". La definizione di Marco Paolini cattura magnificamente nello spirito della mischia l'essenza stessa del rugby. Primordiale fusione di corpi, totem circolare di amici e nemici, la mischia ondeggia sobbalza sbanda scompone e ricompone l'abbraccio nella stanchezza condivisa. È un combattimento senza prigionieri, il rugby. Gli sconfitti invitati al banchetto dei vittoriosi, nel rituale terzo tempo dopo la partita. Così si concretizza la comunione dei popoli, dice Sergio raccontando la sua esperienza di capitano dei Barbarians, leggendario club che riunisce i più forti rugbisti d'Europa.

Ma la "zuffa ordinata" è anche una perfetta metafora della vita, con i suoi paradossi. Perché come nella vita, su un campo da rugby le geometrie sono tutt'altro che esatte, a cominciare dalle porte a forma di H e dalle traiettorie sghembe disegnate in cielo dall'ovale. Quel diabolico che inventò la regola numero uno (avanzare passando solo all'indietro) aveva però forse intravisto la chiave: il sostegno. Solo il reciproco sostegno è in grado di generare un organismo collettivo capace di mettere il corpo oltre l'ostacolo e arrivare alla meta. Coraggio, lealtà, responsabilità. Una lezione per tutti noi placcati dal destino. Costretti a indietreggiare per poter andare (tirare) avanti. Condannati alla condivisione.

Quell'altro sadico che cucì un pallone di forma ovale, divertendosi alle spalle dei primi utilizzatori, esaltò invece il ruolo del caso, differenziando il rugby da tutti gli altri sport che si basano sull'abilità nel controllo di una palla perfettamente sferica. L'imprevedibilità del rimbalzo invita drammaticamente in campo il destino. Eppure anche nella vita non sempre l'ovale rimbalza male, come testimoniano i racconti del trio. Il problema è che le cose accadono quando meno te lo aspetti. Nella vita non puoi urlare "MARK" prima di una scelta cruciale. O forse sì. Fermare il tempo, opporre una scelta imprevista al ventaglio delle chance preordinate. È davvero possibile?

Questa interrogazione - unita alla mitologia del sacrificio, del rispetto e della condivisione che sta alla base della cultura rugbistica - mi ha fatto venire in mente alcune potenti riflessioni di Simone Weil. La sopraffazione, dice la poetessa in L'Iliade o il poema della forza, è per l'uomo una tentazione continua, perché l'esercizio della forza "annienta tanto impietosamente, quanto impietosamente inebria chiunque la possiede o crede di possederla". C'è un solo baluardo: "l'amicizia che sgorga dal cuore". Condizione indispensabile alla vita.

Il messaggio di questo libro va nella medesima direzione. Lo sport di squadra che più si basa sulla forza fisica non avrebbe senso, senza amicizia. Per questo L'ovale rimbalza male è in fondo una lunga storia di amicizia fra gladiatori contemporanei. Senza buonismi, anzi con più di una tensione. Ma rinforzata da quel senso di lealtà che nei momenti difficili regala il coraggio di prendere un aereo e bussare a un uscio nella campagna inglese solo per dire all'amico: guarda che hai sbagliato.

Martín Castrogiovanni, Gonzalo Canale, Sergio Parisse con Nicola Mostardini
L'ovale rimbalza male
Giunti
144 pp., 14,90 euro

© Riproduzione Riservata

Commenti