Kent Haruf, lo scrittore "umano"

Si diffonde fra i lettori la fascinazione per il romanziere americano scomparso nel 2014, pubblicato in Italia da NNEditore

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Kent Haruf, Le nostre anime di notte – Credits: NN Editore

Stefania Berbenni

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Quando a Milano, pochi giorni fa, la moglie Cathy ha raccontato come è nato Le nostre anime di notte, i cultori di Kent Haruf hanno capito.

Hanno capito quella strana sensazione che provavano nel leggere l’ultimo libro pubblicato postumo dello scrittore americano: stesso passo leggero dei precedenti, identica profondità pur nella rarefazione della storia, eppure c’era qualcosa di diverso rispetto alla cosiddetta Trilogia della pianura (Benedizione, Il canto della pianura, Crepuscolo).

La moglie infatti ha raccontato che Haruf, malato e conscio di avere poco tempo, ha scritto un capitolo al giorno (alcuni dei quali brevissimi), uno sforzo inaudito per lui che era solito mettersi al lavoro solo il mattino, fino a mezzogiorno e elaborare un brano alla volta.
Qualcosa contro-natura rispetto alla sua indole di scrittore anomalo.

E lo si sente, seppure Le nostre anime di notte rimane un regalo perché si ritrova la cittadina di Holt, nel Colorado, dove sono stati ambientati tutti i romanzi e unico filo rosso della Trilogia. La storia, densa e lieve come le precedenti, tiene compagnia e fa pensare.

Haruf (1943-2014) ha cominciato a pubblicare a 40 anni, l’età in cui si sentì pronto a mettere il proprio nome su una copertina. La sua produzione si limita a solo sei romanzi, poca cosa in tempi di bulimia da classifiche. Però quei sei volumi rimangono incisi nel lettore e i motivi per leggerli sono tanti, primo fra tutti la dimensione umana delle sue storie, asciutte come la pianura che descrive, spesso battuta dal vento o sotto una coltre di neve.

NNE, la piccola casa editrice italiana che lo ha fatto conoscere e che ora gode della "febbre Haruf”, ha appena editato un cofanetto con la Trilogia della pianura. Di uscita in uscita, il passaparola ha fatto più di qualsiasi promozione o festival.
Ora Haruf è "di moda", perché in Italia succede così, fa molto status poter snocciolare il nome di uno scrittore grande ma non ancora conclamato tale da tutti. Haruf grande lo è. E da tempo. Da quando ha cominciato a scrivere.

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