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Ken Follett, I giorni dell'eternità: le prime pagine del nuovo romanzo

Il terzo episodio della Century Trilogy che ripercorre la storia del '900 attraverso le vicende di cinque famiglie in Russia, Germania, Usa, Inghilterra e Galles

Esce oggi 16 settembre il nuovo romanzo di Ken Follett, I giorni dell'eternità. E' il terzo episodio della Century Trilogy che ripercorre la storia del Novecento attraverso le vicende intrecciate di cinque famiglie in Russia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra e Galles. I giorni dell'eternità è dedicato alla Guerra Fredda, dagli anni Sessanta ai Novanta. In occasione dell'uscita, viene lanciato anche un concorso letterario: ogni partecipante può raccontare il momento storico che più ha segnato la sua vita negli anni de I giorni dell'eternità. Il premio in palio è un weekend di due notti a Berlino. 

Quelle che segue è un assaggio dei I giorni dell'eternità: le prime pagine del romanzo. Buona lettura.

Rebecca Hoffmann fu convocata dalla polizia segreta in un piovoso lunedì del 1961. Il mattino cominciò come al solito. Il marito l’accompagnò al lavoro con la sua Trabant 500 marrone. Le vecchie e gradevoli strade del centro di Berlino mostravano ancora gli squarci creati dai bombardamenti durante la guerra, tranne nei punti in cui i nuovi edifici in cemento armato spuntavano come denti finti male assortiti. Hans guidava e rifletteva sul suo lavoro. «I tribunali sono al servizio dei giudici, degli avvocati, della polizia, del governo... di tutti, tranne che delle vittime dei reati» disse.
«Ci si può aspettare una cosa del genere nei paesi capitalisti occidentali, ma in quelli comunisti i tribunali dovrebbero essere al servizio del popolo. I miei colleghi non sembrano rendersene conto.» Hans lavorava al ministero di Giustizia.
«Siamo sposati da quasi un anno, ti conosco da due e non ho ancora incontrato nessuno dei tuoi colleghi» disse Rebecca.
«Ti annoierebbero a morte» si affrettò a ribattere Hans. «Sono tutti avvocati.»
«Ci sono anche delle donne?»
«No. Non nella mia sezione, almeno.» Hans lavorava nel reparto amministrativo: nomine di giudici, ruoli delle udienze, gestione dei tribunali. 
«Mi piacerebbe comunque conoscerli.»
Hans era un uomo forte che aveva imparato a trattenersi. Rebecca lo guardò e nei suoi occhi notò un familiare lampo di rabbia provocato dalla sua insistenza. Hans si controllò con uno sforzo di volontà. «Organizzerò qualcosa. Magari una sera
potremmo andare tutti a bere qualcosa in un bar.»


Hans era stato il primo uomo che Rebecca avesse giudicato all’altezza di suo padre. Era sicuro di sé e autoritario, ma l’ascoltava sempre. Aveva un buon impiego – non molti disponevano di un’auto di proprietà nella Repubblica Democratica Tedesca – e chi lavorava per il governo di solito era un comunista integralista, ma Hans, sorprendentemente, condivideva lo scetticismo politico di Rebecca. E, come il padre di Rebecca, era alto, bello e ben vestito. Era l’uomo che lei aveva aspettato da sempre.
Solo una volta, durante il fidanzamento, aveva avuto dei dubbi su di lui, ma per pochissimo tempo. Erano rimasti coinvolti in un piccolo incidente stradale. Era stata tutta colpa dell’altro automobilista, uscito da una strada laterale senza fare attenzione.
Cose del genere succedevano tutti i giorni, ma Hans si era infuriato in modo eccessivo. Nonostante i danni riportati dai due veicoli fossero stati minimi, aveva chiamato la polizia, mostrato agli agenti la sua tessera del ministero di Giustizia e fatto arrestare l’altro automobilista per guida pericolosa. In seguito si era scusato con Rebecca per avere perso il controllo. Lei era rimasta spaventata dalla vena vendicativa di Hans ed era stata quasi sul punto di mettere fine alla loro storia. Ma lui le aveva spiegato che in quell’occasione era fuori di sé
a causa delle pressioni al lavoro, e Rebecca gli aveva creduto. Quella fiducia era risultata ben riposta: Hans non aveva più avuto reazioni del genere.

Si frequentavano ormai da un anno, ed erano sei mesi che dormivano insieme quasi tutti i fine settimana, quando Rebecca si era domandata come mai lui non le avesse ancora chiesto di sposarlo. Non erano due ragazzini: lei all’epoca aveva ventotto anni e lui trentatré. Così era stata lei a fargli la proposta. Hans era rimasto stupito, ma aveva detto di sì.

Fermò l’auto davanti alla scuola dove insegnava Rebecca. Era un edificio moderno e bene attrezzato: i comunisti prendevano molto sul serio l’istruzione. Fuori dai cancelli, cinque o sei degli alunni più grandi fumavano in piedi sotto un albero. Ignorando le loro occhiate, Rebecca baciò Hans sulle labbra e scese dall’auto. I ragazzi la salutarono educatamente, ma lei sentì i loro occhi bramosi di adolescenti sul proprio corpo mentre attraversava il cortile della scuola sollevando schizzi dalle pozzanghere.

Rebecca proveniva da una famiglia politicizzata. Suo nonno era stato deputato socialdemocratico al Reichstag, il parlamento nazionale, fino a quando Hitler si era impadronito del potere. Sua madre era stata consigliere comunale, sempre per i socialdemocratici, durante la breve democrazia postbellica di Berlino Est. Ma la ddr ora era una tirannia comunista e Rebecca non trovava alcun senso nell’impegnarsi in politica. Di conseguenza convogliava tutto il suo idealismo nell’insegnamento e sperava che la generazione successiva sarebbe stata meno dogmatica, più sensibile e più intelligente.

In sala professori controllò l’orario affisso in bacheca. Quel giorno quasi tutte le sue lezioni erano state raddoppiate: due gruppi di studenti stipati in un’unica aula. Rebecca insegnava russo, ma avrebbe dovuto tenere anche una lezione di inglese. Lei non parlava quella lingua, benché ne avesse un’infarinatura grazie alla nonna inglese, Maud, ancora energica e vivace a settant’anni.

Era la seconda volta che le veniva chiesto di tenere una lezione di inglese e Rebecca cominciò a chiedersi quale testo utilizzare. Nel primo caso si era servita di un volantino distribuito ai soldati americani, ai quali veniva spiegato come comportarsi con i tedeschi. I ragazzi lo avevano trovato divertentissimo e avevano anche imparato parecchio. Magari quel giorno Rebecca avrebbe potuto scrivere sulla lavagna il testo di una canzone che conoscevano tutti – per esempio The Twist, trasmessa di continuo dalla radio delle forze armate americane – e chiedere
alla classe di tradurlo in tedesco. Non sarebbe stata una lezione convenzionale, ma era il meglio che lei potesse fare.

La scuola era disperatamente sotto organico per quanto riguardava gli insegnanti: metà del corpo docente era emigrato in Germania Ovest, dove gli stipendi erano superiori di trecento marchi al mese e la gente era libera. In quasi tutti gli istituti della Germania Est era la stessa storia. E non riguardava solo gli insegnanti. I medici potevano raddoppiare i loro guadagni trasferendosi in Occidente. La madre di Rebecca, Carla, era capo infermiera in un grande ospedale di Berlino Est e si strappava i capelli per la scarsità di medici e personale. Lo stesso avveniva nell’industria e perfino nelle forze armate. Era una crisi nazionale.


Copyright:
(C) 2014 by Ken Follett
(C) 2014 Arnoldo Mondadori Editore
Per gentile concessione di Luigi Bernabò Literary Agents

© Riproduzione Riservata

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