Jussi Adler-Olsen, ‘Il messaggio nella bottiglia’: un giallo dalla Scandinavia

È il terzo capitolo della serie dell’ispettore Carl Mørck e della sua Squadra Q, che con ‘La donna in gabbia’ e ‘Battuta di caccia’ ha già conquistato il mondo

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Un particolare della copertina de Il messaggio nella bottiglia, di Jussi Adler-Olsen – Credits: Marsilio

Andrea Bressa

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C’è chi lo considera il naturale erede di Stieg Larsson, nella galassia dei più importanti autori scandinavi. E del resto, con oltre 10 milioni di copie vendute in 140 paesi nel mondo, il danese Jussi Adler-Olsen ha tutte le carte in regola per esserlo davvero.

Con Il messaggio della bottiglia , da poco in Italia per Marsilio e presentato recentemente al Pordenonelegge, tenta di rianimare la fiamma già accesa con La donna in gabbia e Battuta di caccia , primi due titoli della ormai nota serie del rude ispettore Carl Mørck, a capo della Squadra Q della polizia di Copenaghen.

Questa volta Mørck e i suoi sono impegnati a scoprire chi è l’autore di un misterioso messaggio trovato in una bottiglia, scritto con il sangue. Non è semplice comprenderne il significato, visto che molte lettere mancano o sono illeggibili. A parte una parola molto eloquente, “aiuto”.

Come si intuisce dal prologo del romanzo, l’appello arriva da due ragazzi, imprigionati da qualche parte, dei quali non si conosce né l’identità né tantomeno il perché della loro cattività. Carl Mørck e i suoi assistenti Assad e Rose, provano a sbrogliare la matassa, scontrandosi con il vischioso universo delle sette religiose, in cui a volte i concetti di bene e male vengono pericolosamente fraintesi.

Come per gli altri suoi romanzi Adler-Olsen costruisce, attraverso un uso centellinato dei dettagli, una trama avvincente che non risparmia colpi di scena, tensione e atmosfere noir.

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