Jennifer Egan, 'Scatola nera' - La recensione in 40 tweet

Può Twitter ispirare un nuovo modo di "fare letteratura"? È la sfida cui si è sottoposta nel 2012 Jennifer Egan, creando una spy story dove ibrida avanguardia e tradizione. Per stare al gioco, ho deciso di adattarmi al format: ogni frase non dura più di 140 battute. Un esperimento elettrizzante.

Scatola nera, particolare della copertina – Credits: Progetto grafico di Riccardo Falcinelli

Michele Lauro

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Scatola nera è il quinto romanzo di Jennifer Egan, premio Pulitzer 2011 con Il tempo è un bastardo.

Scatola nera non è un romanzo, è il "deposito cartaceo" di una storia concepita per la narrazione orale nell'epoca digitale: su Twitter.

Le due frasi precedenti contengono una (apparente) contraddizione e una anafora.

Le due figure retoriche sono essenziali allo stile di Scatola nera, moderando l'asciuttezza delle sentenze in chiave espressiva.

L'evento si è verificato l'anno scorso: dalle 8 alle 9 di sera, per 10 giorni, Egan ha "dettato" la storia on line al ritmo di 1 tweet al minuto.

Il ritmo è fondamentale, come in tutti i libri della scrittrice. Merito anche del traduttore Matteo Colombo.

Scatola nera è la spoliazione della complessa filigrana del linguaggio nella frammentazione del text-to-speech.

Gli esseri umani, e fra loro molti lettori, hanno una sorprendente capacità di adattamento.

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Ogni tweet è una sorta di "dispaccio" o prescrizione mentale che la protagonista riceve da un'entità presumibilmente robotica.

Cosa si trova a scavare sotto la luccicante apparenza? Scatola nera è una complessa, sottile variazione sul tema dell'identità.

Dalla lettura in sequenza di frasi concise può scaturire una strana poesia, una melodia, una cacofonia. Dipende dal compositore.

Anziché istruzioni date dall'esterno, potrebbero essere pensieri provenienti dal subconscio. Una forma di auto-aiuto transizionale.

Ogni nuova tecnologia ha un potenziale artistico ed esistenziale da esplorare.

Dipende dalle variazioni. Il segreto è far sembrare che il flusso narrativo, come le nostre vite, sia governato dal caso.

La protagonista è una spia, e una ragazza di bell'aspetto. È anche un personaggio di Il tempo è un bastardo , così come suo marito.

Le circostanze non sono casuali. La scrittrice d'avanguardia sottopone la sua opera a un processo di serializzazione, mentre la crea.

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L'intimità che deriva dal raggiungere i lettori direttamente sul cellulare deve somigliare all'onnipotenza della creazione.

Il tempo è un bastardo era un romanzo frattale in cui il particolare (il capitolo) aveva la medesima struttura dell'insieme.

In Scatola nera il gioco si ripete, ma sono i tweet a costituire le unità minime di significato.

L'uso della seconda persona è un azzardo che pochi romanzieri si possono permettere.

Jennifer Egan ha dichiarato di aver lavorato all'editing della storia per oltre un anno, tagliando della metà la prima stesura.

Costruire qualcosa e poi guardarla cadere a pezzi. Anche questa è una forma di bellezza. O di narcisismo.

Vuoti e pieni si ripetono in parti uguali secondo uno schema fisso. L'ossessione per le pause ha trovato la sua compiutezza formale.

Contenitore e contenuto, mezzo e scopo, forma e sostanza, analogico e digitale: sequenze di coppie improvvisamente invecchiate.

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Per aiutarsi Jennifer Egan usava un taccuino giapponese su cui aveva tracciato otto rettangoli per pagina, la casa di ciascun tweet.

Marcel Proust e Isaac Asimov furono scrittori visionari. Scrittori e visionari di un tempo e di uno spazio reversibile, non lineare.

La chiave è l'ambiguità su più livelli: per raggiungere l'obiettivo la protagonista Lulu è tenuta a tenere basso il livello delle emozioni.

Per raggiungere il suo obiettivo la scrittrice deve riuscire invece a creare un climax emotivo. Possiamo chiamarla Tecnica Dissociativa?

Ho riascoltato Fitter Happier dei Radiohead leggendo Scatola nera. Sarebbe una colonna sonora affascinante.

La natura aforistica e metaforica di ogni tweet fa somigliare Scatola nera a una raccolta di koan.

L'assenza di dialoghi è una delle qualità stilistiche più appariscenti di Scatola nera.

Anche un vocoder può riuscire a sembrare triste.

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Otto rettangoli su una pagina riempiti di sentenze scritte a mano mi hanno fatto pensare alle serigrafie seriali di Andy Warhol.

In senso warholiano Egan è una scrittrice pop: ha trasformato in arte uno dei feticci dell'immaginario collettivo contemporaneo.

Così facendo si è regalata un tweet al minuto di celebrità, per un'ora al giorno, per dieci giorni consecutivi.

Un lavoro accurato di editing può essere indizio di cura maniacale dei dettagli, ad esempio per nascondere la metanarrazione.

In una spy story conta la suspence. E nient'altro.

"L'ignoto della vita delle persone è come quello della natura, che ogni scoperta scientifica fa indietreggiare ma non annulla." (M. Proust)

Quando leggi tutto di fila un libro come questo viene quasi spontaneo tentare di riprodurne il ritmo.

Non dico che sia come una droga, ma può dare dipendenza.

Jennifer Egan
Scatola nera
Minimum Fax
69 pp., 7,50 euro

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