Jean Echenoz, '14, ironia d'autore per la tragedia della Grande Guerra

Lo scrittore francese sceglie il breve romanzo minimalista per ritrarre l'immensità della catastrofe iniziata nel 1914

Prima guerra mondiale, una trincea sul fronte occidentale nel luglio 1918 – Credits: Hulton Archive

Luigi Gavazzi

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Anche Jean Echenoz ha dunque scritto un libro sulla grande guerra, '14', pubblicato in Francia nel 2012 ma in Italia da Adelphi in questo 2014, centenario del conflitto.

Echenoz si è cimentato questa volta con un vero, piccolo, romanzo di pura invenzione, dopo i tre libri ispirati/dedicati alle vite speciali di Maurice Ravel (Ravel 2007), Emil Zátopek (Correre, 2009), Nikola Tesla (Lampi, 2012).

E tuttavia in questa prova narrativa lo stile non si allontana dai precedenti lavori.

Discorso indiretto libero
Un discorso indiretto libero leggero e denso di ironia d'autore, ci guida nel gorgo della guerra osservando i destini di alcuni giovani uomini di una cittadina della Vandea.
Destino segnato, come si dice in questi casi, lo si capisce dalla lieve malinconia che ti prende mentre si legge. Perché la scrittura di Echenoz scivola sulle cose e gli accadimenti, visti da una certa distanza, anche emotiva, e allude, implica, suggerisce. Suggerisce la catastrofe di quella guerra attraverso le vite perdute di cinque ragazzi - un'intera generazione.

Sguardo ravvicinato
Salvo poi in alcuni momenti affilarsi e farsi vicina vicina al suo oggetto: memorabile per esempio la breve ma intensa scena del bombardamento della trincea durante il quale, Anthime - il personaggio che più si avvicina a un protagonista - viene colpito da una scheggia e ferito gravemente.
In queste poche righe c'è molto di questo romanzo.

Siamo in trincea, una mattina:

Ho fame, piagnucolava dunque Padioleau, ho freddo, ho sete e poi sono stanco. Eh sì, ha detto Arcenel, come tutti noi. E poi mi sento soffocare, ha proseguito Padioleau, senza contare che ho mal di pancia. Vedrai che il mal di pancia ti passa, ha pronosticato Anthime, più o meno ce l'abbiamo tutti.
[...]
Proprio in quel momento, dopo le prime tre granate cadute troppo lontano e poi esplose invano al di là delle linee, una quarta a percussione da 105 e calibrata meglio ha prodotto nella trincea risultati migliori: ha smembrato in sei pezzi l'attendente del capitano, dopodiché alcune delle sue schegge hanno decapitato un ufficiale di collegamento, inchiodato Bossis con lo sterno a un puntello di galleria, tagliuzzato vari soldati con diverse angolazioni e sezionato longitudinalmente il corpo di un cacciatore-esploratore.

Prima c'erano state le partenze fra le trionfali acclamazioni e gli sguardi delle donne. I borghesi anziani che restando al fresco delle loro case d'agosto ripetono il ritornello che "fra tre settimane sarà tutto finito". E alla fine la bella Blanche che aspetta un aviatore che non torna e che sembra averle dato un figlio e che accoglie invece il fratello dell'aviatore. Anthime appunto, tornato senza un braccio.

Jean Echenoz, '14, Adelphi

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