Italo Calvino, buon compleanno (sarebbero 90), in biblioteca con il Lettore

Ricordiamo il grande scrittore pescando fra alcune delle sue (molte) parole dedicate alla lettura, dentro e intorno a Se una notte d'inverno un viaggiatore

(Credits: Wordle)

Luigi Gavazzi

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Facciamo qualche passo in una delle pagine dedicate da Italo Calvino - che oggi avrebbe compiuto 90 anni - alla "teoria della lettura". Parole che lui mise dentro un romanzo. È il famoso undicesimo capitolo del romanzo-meta-romanzo, Se una notte d'inverno un viaggiatore, pubblicato nell'estate del 1979 nei "Supercoralli" Einaudi.

Nell'undicesimo capitolo infatti il Lettore arriva in biblioteca, alla ricerca dei «dieci romanzi che si sono volatilizzati tra le tue mani appena ne hai intrapreso la lettura».
Qui in biblioteca, in attesa che il personale recuperi quei libri, tutti presenti, tutti schedati, ma, per vari motivi non immediatamente disponibili alla lettura, il Lettore incontra altri lettori, sette lettori, molto diversi fra loro.
Eccone i profili, ricavandoli dalle parole di Calvino

Primo lettore:
«Se un libro m'interessa veramente non riesco a seguirlo per più di poche righe senza che la mia mente, captato un pensiero che il testo propone, o un sentimento, o un interrogativo, o un'immagine, non parta per la tangente e rimbalzi di pensiero in pensiero […] in un itinerario di ragionamenti e fantasie che sento il bisogno di percorrere fino in fondo, allontanandomi da un libro fino a perderlo di vista. […]»

Secondo lettore:
«L'oggetto della lettura è una materia puntiforme e pulviscolare. Nella dilagante distesa della scrittura l'attenzione del lettore distingue dei segmenti minimi, accostamenti di parole, metafore, nessi sintattici, passaggi logici, peculiarità lessicali che si rivelano d'una densità di significato estremamente concentrata. […]
Per questo la mia attenzione, al contrario di come diceva lei, signore, non può staccarsi dalle righe scritte neanche per un attimo.
[…] leggo e rileggo ogni volta cercando la verifica d'una nuova scoperta tra le pieghe delle frasi.»

Terzo lettore:
«Anch'io sento il bisogno di rileggere i libri che ho già letto, […] ma a ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo nuove cose di cui prima non mi ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno?»

Quarto lettore:
«Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture. Questo non avviene senza sforzo: per comporre quel libro generale, ogni libro particolare deve trasformarsi, entrare in rapporto coi libri che ho letto precedentemente, diventarne il corollario o lo sviluppo o la confutazione o la glossa o il testo di referenza.»

Quinto lettore:
«Anche per me tutti i libri che leggo portano a un unico libro […] ma è un libro indietro nel tempo, che affiora appena dai miei ricordi. C'è una storia che per me viene prima di tutte le altre storie e di cui tutte le storie che leggo mi sembra portino un'eco che subito si perde. Nelle mie letture non faccio che ricercare quel libro letto nella mia infanzia, ma quel che ne ricordo è troppo poco per ritrovarlo.»

Sesto lettore:
[…] Il momento che più conta per me è quello che precede la lettura. Alle volte è il titolo che basta ad accendere in me il desiderio d'un libro che forse non esiste, Alle volte è l'incipit del libro, le prime frasi… Insomma: se a voi basta poco per mettere in moto l'immaginazione, a me basta ancor meno: la promessa della lettura.»

Settimo lettore:
«Per me invece è la fine che conta, […] ma la fine vera, ultima, nascosta nel buio, il punto d'arrivo a cui il libro vuole portarti. Anch'io leggendo cerco degli spiragli, […] ma il mio sguardo scava tra le parole per cercare di scorgere cosa si profila in lontananza, negli spazi che si estendono al di là della parola "fine"».

Il Lettore quindi risponde:
«Signori, devo premettere che a me nei libri piace leggere solo quello che c'è scritto; e collegare i particolari con tutto l'insieme; e certe letture considerarle come definitive; e mi piace tener staccato un libro dall'altro, ognuno per quel che ha di diverso e di nuovo; e soprattutto mi piacciono i libri da leggere dal principio alla fine. Ma da un po' di tempo in qua tutto mi va per storto: mi sembra che ormai al mondo esistano solo storie che restano in sospeso e si perdono per strada.»

A proposito di questo capitolo undicesimo, omaggio al lettore, in una intervista su Uomini e libri, gennaio-febbraio 1980, Calvino dice:

«Il tema del romanzo è la lettura romanzesca, diciamo "popolare", la curiosità di sapere come va a finire la vicenda, sapere cosa succederà dopo; il che mi dava un'immagine della lettura corrispondente al vero, ma nello stesso tempo una gran parte di quello che è anche la lettura restava fuori. Allora ho cercato di concentrare in questo undicesimo capitolo, in questa specie di dialogo platonico sulla lettura, una "teoria" della lettura stessa, con sette personaggi diversi corrispondenti a posizioni estreme e diverse e con il Lettore che alla fine dice la sua e in qualche modo si rende conto che qualcosa è pur successo in lui.» L'intervista ora è in Sono nato in America… Interviste 1951 - 1985 , pag.352.

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