'Io speriamo che me la chiavo': quando i fans scrivono alle pornostar

Una serie di lettere appassionate raccolte nel mondo dell'hardcore

Io speriamo che me la chiavo (particolare della cover) - Credits: 80144 edizioni

Valeria Merlini

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Chi oggi segue i talent show della musica sa bene quanti talenti nascosti siano in fila per avere una possibilità di emergere: ora spostiamo tutto questo sul porno! Esattamente, avete capito bene.
Intendo proprio la florida industria del cinema a luci rosse che dalla metà degli anni ’80 alla fine dei ’90 ha vissuto il suo periodo migliore, soprattutto in Italia e che è stato indicativo come il principale mezzo di diffusione delle più moderne tecnologie dell’audiovisivo.

Da qui alla divulgazione è bastato un battito di ciglia, meglio, un gemito. Il cinema hardcore decise ad un certo punto di aprire i suoi set agli aspiranti "attori". A tutti quei ragazzi e ragazze, cioè, che per anni erano stati soltanto spettatori passivi di quelle scene di incredibile sesso libero. Immaginate quindi cosa si sia potuto scatenare quando è uscita la notizia dei casting a luci rosse?

La Rabbit video , leader della distribuzione e della produzione di migliaia di titoli di genere in Italia (ma popolare anche nel resto del mondo), fu tra le prime aziende di settore a invitare persone comuni/aspiranti pornostar ai provini. La comunicazione era sia sulle riviste per soli adulti che sotto forma di appello da parte degli attori all’interno dei film o come testo sovraimpresso in coda agli stessi film.

Tra gli attori della Rabbit figuravano nomi del calibro di Rocco Siffredi , Eva Henger , Selen e molti altri. Nel giro di pochi mesi, l’azienda fu sommersa di lettere di richiesta, curriculum veri e propri con tanto di misure specifiche dell’estensione (non quella vocale), documenti da cui emergono storie di vita, aspirazioni, sogni e deliri di onnipotenza sessuale. Il meglio di quelle lettere, scelte per i contenuti più bizzarri, è la parte essenziale di Io speriamo che me la chiavo (80144 edizioni ). Un volume composto, pagina per pagina, dalla fedele acquisizione di quelle lettere scritte per il 90% a mano e ricche dei più incredibili strafalcioni (nessuna lettera è stata corretta, i refusi sono lì, intoccati come la punteggiatura). Un piccolo libro divertente per la semplicità e simpatia di questi scritti, per la schietta onestà e l’ambizione, talvolta spropositata, di tutti quei giovani (e non solo) ansiosi di scendere nell’arena del porno per mostrare il personalissimo xxx factor.

Il volume è diviso in due parti: Gli aspiranti attori e Gli aspiranti registi, secondo le motivazioni alla base della lettera e cioè il proporsi come attori o dare consigli e idee sulle future produzioni.
In chiusura, e qui sta la chicca, il materiale selezionato per la pubblicazione è stato affidato a un grafologo per raccontare quanto quelle lettere dicessero la verità sui firmatari stessi. E che sorprese!

Come scrive Paolo Baron, nella sua prefazione al volume, "Io speriamo che me la chiavo appare come un ricordo di un passato recente che non tornerà più.
Di un mercato enorme nel quale si muovevano le ultime vere star del porno con vagonate di ammiratori ansiosi di ricevere un autografo e, perché no, di farsi dare una palpatina. Un mercato che oggi è stato quasi completamente sradicato proprio dall’evoluzione della tecnologia e della comunicazione che ha tanto contribuito a diffondere".

Io speriamo che me la chiavo
80144 edizioni, 2013
144 pagg., 9,90 euro

@violablanca

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